 |
|
|
 |
 |
| |
 |
| DOCUMENTO
PROGRAMMATICO TRIENNALE 2011-2013 |
 |
|
| |
| PREMESSA |
LE FONDAZIONI DI ORIGINE BANCARIA: QUADRO GENERALE
Le FOB hanno una storia di appena 20 anni. Nate con certe finalità (privatizzazione delle banche pubbliche), hanno assunto via via connotazioni diverse, prevalentemente filantropiche, finalizzate a soddisfare esigenze di interesse collettivo.
Contemporaneamente esse hanno investito i propri patrimoni in modo fruttifero, in larga misura acquisendo partecipazioni in aziende bancarie, principalmente nelle Casse di Risparmio di origine ovvero nel Gruppo in cui ciascuna confluì.
Già sotto questo profilo una prima ambiguità: le Fondazioni sono enti no profit o enti commerciali? Sono enti pubblici o privati? La Corte costituzionale, con le sentenze nn. 300 e 301 del 2003 ha risolto le questioni nel senso noto.
Le Fondazioni operano, dunque, come soggetti di diritto privato (corpi intermedi della società civile) con funzioni sussidiarie e non surrogatorie di enti deputati a presidiare lo stato sociale (perciò istruzione, assistenza, cultura, ecc.).
Allora tutto pacifico? Non proprio. Seguiamone brevemente le recenti evoluzioni.
Alle Fondazioni appartengono patrimoni notevoli (complessivamente circa 50 miliardi di euro), frutto dei risparmi e dei sacrifici di molte generazioni, che vanno difesi e – per legge – preservati. Il reddito derivante dal loro investimento viene distribuito sui territori di competenza: ciò è avvenuto regolarmente negli anni e in quantità massicce nel 2007 e 2008.
Poi è arrivata la crisi.
E i delicati equilibri instaurati con le istituzioni locali (enti, associazioni, parrocchie, ecc.) attraverso il collaudato meccanismo dei contributi hanno immediatamente marcato i loro limiti.
I proventi delle Fondazioni si sono fortemente ridotti e difficilmente risaliranno ai livelli ante 2007 e comunque in tempi non brevi.
In questa fase di transizione o, se si vuole, di assestamento emergono alcune criticità, che necessitano di qualche riflessione.
- Le Fondazioni godono, in genere, di un diffuso apprezzamento fra la gente che, però, non sa esattamente cosa esse siano, chi le governa e donde traggano la loro legittimazione, confondendole il più delle volte con le Casse di Risparmio di origine.
- Nei confronti degli Enti Locali e del sistema politico la sovraesposizione delle Fondazioni, conseguente al largo dispiegamento di mezzi sul territorio contrapposto alla crisi dell’economia (e anche della politica?), ha originato un sentimento misto di preoccupazione e/o di invidia riferito in particolare al ruolo ausiliario nelle erogazioni e negli investimenti patrimoniali.
- Assume, in ogni caso, vieppiù rilevanza il desiderio di essere “dentro” le Fondazioni sia da parte delle istituzioni (pubbliche e private) sia da parte della società civile onde poter indirizzare le scelte tattiche e strategiche, anziché considerare le Fondazioni – cosiccome la legge prescrive – soggetti “terzi” che, secondo proprie autonome logiche, concorrono a soddisfare bisogni di interesse generale.
Come primo corollario a quanto sopra cennato emerge la necessità urgente per l’intero sistema delle Fondazioni non di farsi pubblicità, ma di spiegare esattamente storia, natura, finalità e struttura di questi nuovi soggetti del panorama sociale italiano.
Su un piano più alto, ma non meno scivoloso, si colloca la questione concernente il cospicuo patrimonio delle Fondazioni, che naturalmente forma oggetto di attenzioni sia per manovre governative di natura fiscale o finanziaria, sia per operazioni perequative (disparità Nord-Sud) e sia ancora per liberare risorse bloccate.
Appare, dunque, evidente l’opportunità che, intorno a problemi d’interesse comune, le Fondazioni assumano un atteggiamento preciso e uniforme da cui trarne alimento per la necessaria coesione/compattezza a sostegno di progetti di ampia portata (Cassa Depositi e Prestiti, Housing sociale, Mondo del Volontariato) e a tutela delle ragioni esistenziali (sostanziali per la sopravvivenza e funzionalità) delle Fondazioni ( vedi modifica Libro I Titolo II codice civile: Autority – Ambiti di autonomia – Rapporti con il Legislatore).
Per quanto riguarda l’atteggiamento delle singole Fondazioni, va da sé l’osservanza di comportamenti coerenti:
- con le linee definite a livello di sistema;
- con il codice deontologico iscritto nel “corpus” giuridico di riferimento (leggi, norme, statuti) e cioè, più precisamente, sana e prudente gestione del patrimonio, predeterminazione dei criteri di valutazione dei progetti da finanziare, trasparenza dell’attività e motivazione delle scelte, utilizzazione delle risorse, efficacia degli interventi;
- con gli stakeholders, istituzionali e non, ai quali va riconosciuto un diritto/dovere di rispetto della correttezza nelle procedure;
- con il territorio per un’equilibrata distribuzione degli interventi e con le sue istituzioni per un corretto rapporto collaborativo, ma rispettoso dei ruoli.
LA FONDAZIONE CRUP
Il quadro generale delineato per le Fondazioni italiane rileva connotazioni e problematiche comuni alla nostra Fondazione e, dunque, forma la base condivisa per una riflessione puntuale su aspetti più propriamente peculiari della nostra realtà.
Specie in un momento per diversi aspetti delicato.
Con l’anno 2010 si conclude il triennio 2008/2010, programmato nell’autunno 2007 con dovizia di risorse e prospettive lusinghiere. Con alle spalle un trend di crescita costante negli anni, un dividendo distribuito dal neo costituito Gruppo Intesa S. Paolo largamente superiore alle attese, un piano industriale del medesimo Gruppo di rassicuranti prospettive. Di talché, pur con la proverbiale prudenza friulana, venne iscritta a bilancio triennale in quota “dividendi” da partecipazioni, e cioè praticamente Intesa S. Paolo (le minori non rappresentando dati significativi) una cifra pari a 65 milioni di euro. A consuntivo essa si è quasi dimezzata (35 milioni): una gelata repentina e traumatica.
Gli effetti della crisi internazionale dei mercati hanno perciò sferzato violentemente anche la nostra Fondazione, costretta perciò a ridurre – rispetto agli anni precedenti – le assegnazioni erogative (attingendo, peraltro, ai fondi di riserva), anche adottando criteri più selettivi per l’ammissibilità delle richieste di contributi.
Contemporaneamente più forti sono state avvertite le sollecitazioni ad intervenire laddove le istituzioni preposte non riuscivano a garantire i livelli di sostegno tradizionali.
E così anche la composizione del quadro sociale si è andato gradualmente modificando, facendo emergere nuove più pressanti esigenze derivanti dalle fragilità sociali e dalle aree più deboli (nuove povertà, emarginazioni, precarietà familiari, minori in difficoltà, disabilità).
In altro versante si collocano le problematiche connesse alle nuove generazioni, del capitale umano su cui investire per il futuro della nostra società e, quindi, congiuntamente istruzione, formazione, ricerca, cultura, impresa.
Ciò porta a considerare l’esigenza di una rivisitazione dell’approccio al sistema delle relazioni con il territorio e alle nuove dinamiche sociali, preservando l’alto grado di autonomia sin qui esercitato.
Conseguentemente alla succitata crisi, la Fondazione ha attuato un piano di ripiegamento sul fronte dei contributi, passando nel 2009 da 13,5 a 9 milioni, ovvero oltre 1/3 in meno. Una soglia (9 milioni) difficilmente comprimibile, pena il rischio di corto circuito nel rapporto costo struttura/benefici prodotti.
Su questa linea di resistenza ci siamo, dunque, attestati nel 2010 e prevediamo di trincerarci anche per il prossimo triennio, andando a sacrificare gradualmente i fondi di riserva.
Ma non possiamo immaginare di subire inerti il logoramento di un’incertezza sine die. Abbiamo il dovere di attrezzarci per affrontare una fase non breve, che possiamo definire di difesa dinamica e ciò può avvenire agendo contemporaneamente su due fronti: da un lato esplorando possibilità di incremento dei flussi di entrata anche attraverso una oculata diversificazione degli investimenti e la loro ottimizzazione; dall’altra adottando una politica di distribuzione delle risorse in grado di favorire la crescita equilibrata della nostra comunità in un contesto di forte coesione sociale.
Si tratta, in buona sostanza, di seguire criteri programmatici mirati a perseguire obiettivi ad alto contenuto etico. In tal senso, il sostegno destinato ai progetti ammissibili dovrebbe trovare la sua radice e la sua ragion d’essere nell’alveo di una prassi filosofica fondata su due linee di pensiero parallele. La prima rivolta alle fragilità sociali del nostro tempo e la seconda corrispondente alle inquietudini e alle molte attese delle nuove generazioni.
Appare evidente, dunque, come non si tratti tanto di ripartire attentamente le pur sempre insufficienti risorse a disposizione, quanto invece di coniugare nelle scelte eticità e coerenza con la missione di sussidiarietà assegnataci.
Decisiva appare perciò la presenza nelle nostre azioni del fattore F (effe di Fondazione e di Friuli), che nobilita il ruolo dell’amministratore innalzandolo al livello di una vera e propria mission.
* * * * *
I principali temi che la Fondazione si trova ad affrontare nel triennio riguardano:
- Il patrimonio mobiliare e immobiliare
- I progetti propri
- I settori di intervento
- Il quadro economico.
|
|
|
| |
 |
| 1. IL PATRIMONIO |
| |
| |
|
Il patrimonio mobiliare
La definizione data alle Fondazioni di “patrimonio per la collettività” rende l’idea di come il patrimonio di ogni fondazione ne costituisca la stessa ragion d’essere, visto che rappresenta la fonte delle risorse economiche necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali.
Da questa consapevolezza e dalla necessità strategica di preservare e consolidare nel tempo il proprio patrimonio deriva l’esigenza di ricercare strumenti finanziari ed investimenti caratterizzati da un accettabile livello di rischio, in grado di determinare un’adeguata redditività ed una tranquillizzante entità di accantonamenti.
* * * * * * * * * *
Gli introiti della Fondazione sono rappresentati dai dividendi rivenienti dalle partecipazioni detenute in Intesa San Paolo S.p.A., Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. e da Sinloc - Sistema Iniziative Locali S.p.A., nonché dagli utili derivanti dalla gestione finanziaria del patrimonio non immobilizzato affidato in parte ad intermediari abilitati e in parte gestito direttamente.
Per quanto attiene al dividendo derivante dalla partecipazione in Intesa San Paolo S.p.A. - costituita da 78.123.256 azioni ordinarie - si ritiene prudenziale prefigurare nel triennio un incasso da dividendi partecipativi pari a circa 18,750 milioni di euro (6,250 milioni di euro all’anno, corrispondenti a 0,08 centesimi per azione, ovvero quanto incassato per l’anno in corso).
Dall’investimento in Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., di rilevanza strategica e sociale, viene stimato un introito annuo pari all’ 8,57% del capitale nominale investito, per complessivi € 2.056.800 (€ 685.600 euro ad anno pari a quanto incassato nel 2010).
Infine, l’investimento in Sinloc – Sistema Iniziative Locali S.p.A., società finanziaria del Gruppo San Paolo di partecipazione e di consulenza al servizio delle Amministrazioni locali, è rappresentato dal 10% del capitale della società, pari a 511.000 quote del valore di circa 5 milioni di euro.
Da esso si ipotizza di trarre l’incasso di un dividendo almeno pari a quello percepito nel corso del corrente anno (euro 200 mila, ovvero 600 mila euro per il prossimo triennio).
Da ciò discende che per tutti i dividendi da partecipazione viene ipotizzato un incasso almeno corrispondente al dividendo percepito durante l’anno in corso.
Dalla dotazione patrimoniale non immobilizzata - pari a circa 124 milioni di euro alla data di redazione del presente documento - la cui strategia gestionale è mirata alla tutela dei fondamentali obiettivi prefissati, quali la salvaguardia dell’integrità del patrimonio e la garanzia di un flusso finanziario riservato al sostegno dell’attività istituzionale, nonché a copertura delle spese gestionali ordinarie dell’Ente, si stimano dei ritorni in termini reddituali valutati intorno al 3% annuo, pari a oltre 10 milioni di euro per l’intero triennio.
Si stima che la dotazione patrimoniale non immobilizzata si attesterà su una media di € 110 milioni /anno, da gestire con il supporto e la consulenza di Prometeia Advisor sim SpA.
Si ritiene, infine, di prefigurare l’eventualità che la Fondazione metta allo studio ipotesi di diversificazione del patrimonio tali da poter partecipare in qualche misura a piani di sviluppo dei diversi segmenti dell’economia reale, onde coglierne – tempo per tempo – le opportunità di mercato, attenuando nel contempo i profili di rischio connessi all’eccessivo peso di investimenti monotematici.
Giova, a questo proposito, richiamare quanto disposto dall’art. 7 del D. Lgs. 153/99:
“Le Fondazioni diversificano il rischio di investimento del patrimonio e lo impiegano in modo da ottenere un’adeguata redditività assicurando il collegamento funzionale con le loro finalità istituzionali ed in particolare con lo sviluppo del territorio.”
Nel definire gli indirizzi strategici, che devono governare la gestione del patrimonio e la politica degli investimenti, sono stati perseguiti i seguenti obiettivi:
- Preservare il valore reale del patrimonio ed incrementarlo;
- Generare un’adeguata redditività atta a sostenere le attività istituzionali;
- Diversificare le risorse disponibili;
- Realizzare la missione della Fondazione anche attraverso l’investimento patrimoniale in realtà locali presenti sul territorio di appartenenza.
La programmazione triennale degli interventi si potrà realizzare nella misura in cui verrà individuata la relativa copertura economica, frutto delle strategie di investimento adottate, le quali a loro volta sono, inevitabilmente, condizionate dall’evoluzione degli scenari economici, politici e finanziari dei mercati interni ed internazionali. Nonostante tali fenomeni siano difficilmente prevedibili, si ritiene – considerati i valori intrinseci delle scelte finanziarie adottate - di poter traguardare gli obiettivi del prossimo triennio, stimando in via di massima una costante prosecuzione del ciclo globale, nonostante la volatilità presente sui mercati finanziari, seppure con ritmi inferiori rispetto al passato.
Infine, poiché vi è l’esigenza di garantire la continuità delle erogazioni, la Fondazione ha costituito nel tempo un “fondo di stabilizzazione delle erogazioni” e un “fondo erogazioni nei settori rilevanti”, cui attingere per erogare contributi negli esercizi in cui il rendimento degli investimenti risulti inferiore alle necessità.
FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI UDINE E PORDENONE
Conteggi finanziari per DPT 2011 - 2013.
(tutti i valori vengono espressi in euro).
* * * * * * * * * *
Riepilogo
INTERESSI E PROVENTI ASSIMILATI: |
|
|
* R.E. da strumenti finanziari non immobil. |
9.000.000,00 |
|
* R.E da crediti e disponibilità liquide |
1.130.000,00 |
|
Totale strumenti finanziari |
10.130.000,0 |
3% circa |
DIVIDENDI E PROVENTI ASSIMILATI:
da partecipazioni finanziarie
|
|
|
* Intesa San Paolo S.p.A. |
6.250.000,00 |
(0,08 per az.) |
* Intesa San Paolo S.p.A. |
6.250.000,00 |
(0,08 per az.) |
* Intesa San Paolo S.p.A. |
6.250.000,00 |
(0,08 per az.) |
* Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. |
2.056.800,00 |
8,57% |
* Sinloc - Sistema Iniziative Locali S.p.A. |
600.000,00 |
4% |
|
21.406.800,00 |
|
TOTALE IN PROIEZIONE PER
|
|
|
DPT 2011 - 2013 |
31.536.800,00 |
|
* Capitale medio triennio: 110 milioni di euro, tenendo conto: erogazioni 9 milioni/anno, richiami fondi 1 milione/anno, spese ordinarie e tasse 3 milioni/anno, quota ristrutturazione immobile - 2011: 2 milioni, 2012: 4 milioni, 2013: 4 milioni, dividendi da partecipazioni finanziarie 7 milioni/anno, proventi derivanti dal patrimonio non immobilizzato 3 milioni/anno. I dividendi da partecipazioni finanziarie si ipotizza di incassarli tutti durante il mese di giugno.
Dettaglio annuo Capitale medio: 2011 116 milioni di euro, 2012 110 milioni di euro, 2013 104 milioni di euro. Totale 330 milioni di euro, capitale medio triennio 110 milioni di euro. |
Udine, 25 ottobre 2010 |
|
Allegato a) |
Il patrimonio immobiliare
Il compendio immobiliare di proprietà della Fondazione è sito in angolo Via Manin, Via della Prefettura e Piazzetta Valentinis, nel centro storico della città di Udine, ed è costituito da Palazzo Contarini, c.d. “Palazzo d’Oro”, Palazzo ex Braida Caratti, Casa ex Pividori, Casa ex Gori Caratti.
Si tratta di diversi palazzi di interesse storico-architettonico, tra i quali solo Palazzo Contarini risulta parzialmente in uso quale sede della Fondazione.
L’obiettivo prioritario è pervenire alla ristrutturazione di Palazzo Contarini, al fine di rendere funzionali e fruibili tutti gli spazi disponibili ai diversi piani, sia per ospitare le attività della Fondazione che per dare spazio e rendere fruibile al pubblico il rilevante patrimonio artistico e archivistico di proprietà della Fondazione. Per quanto concerne il quadro conoscitivo degli altri edifici e le strategie di valorizzazione degli stessi, va rilevato che il palazzo ex Braida Caratti e le Case ex Pividori ed ex Gori Caratti risultano beni tutelati (vincolo di tutela indiretto) ai sensi della Legge 1089/39 (Tutela delle cose di interesse artistico e storico). I progetti che potranno interessare gli immobili dovranno essere posti pertanto all’approvazione della Soprintendenza.
* * * * * * *
Il Consiglio ha deliberato la messa in sicurezza e restauro delle facciate dei palazzi prospicienti su via Manin e salita San Bartolomio, dopo che si sono verificati distacchi di intonaci dal supporto murario dalla facciata del palazzo ex Braida.
Si ricorda che a pochi giorni dall’acquisto del compendio immobiliare di proprietà, e precisamente il 30 dicembre 2004, la Fondazione ha costituito con atto pubblico rogato dal notaio Bruno Panella di Udine, un diritto di prelazione sull’intero immobile – noto come Palazzo del Monte di Pietà di Udine – compreso fra Via Mercatovecchio, Via del Monte, Via Pelliccerie, Via del Carbone.
* * * * * * *
Non si escludono per il futuro altre acquisizioni di immobili, anche non strumentali, nel caso in cui si presentassero opportunità in grado di generare utili.
In questo momento la Fondazione, oltre alla propria sede a Udine, utilizza un immobile come Ufficio di rappresentanza a Pordenone, in Via Mazzini 12/b. Va rilevato che l’attuale collocazione di tale ufficio appare inadeguata e, dunque, sarà necessario individuare degli spazi più idonei allo scopo.
Potrebbero essere avviate delle trattative anche per il Palazzo del Palladio, ex sede della Banca d’Italia, rispetto alle quali sono in corso alcuni approfondimenti.
|
 |
|
2. I PROGETTI PROPRI |
|
In passato i progetti propri sono stati contemplati nella progettualità della Fondazione (mostre e volumi sulle opere d’arte di proprietà, volume sull’oreficeria, mostra su De Gasperi e iniziative collaterali).
Al momento sembrerebbe opportuno soprassedere con questo tipo di iniziative, stante la scarsità di risorse a disposizione, senza peraltro escluderle a priori.
|
 |
| 3. I SETTORI DI INTERVENTO |
Nel corso degli anni la Fondazione ha seguito un percorso evolutivo che le ha permesso di acquisire autonomia statutaria e gestionale, oltre che una maggiore consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie potenzialità.
Ha gradualmente abbandonato l’immagine di semplice ente di beneficenza, assumendo una veste di “propulsore” di iniziative e “catalizzatore” degli attori e delle risorse esistenti sul territorio, ma anche di soggetto che contribuisce a “fare sistema” a livello locale.
La natura di “soggetto terzo”, che non persegue finalità proprie, ma mette le proprie risorse (economiche e umane) a disposizione di progetti di sviluppo, consente di assumere un ruolo che difficilmente può essere esercitato dalle imprese private e che la stessa amministrazione pubblica esercita con difficoltà.
Grazie alla sua flessibilità, alla conoscenza del territorio, oltre naturalmente alle risorse che è in grado di mettere in campo, cospicue ma tuttavia limitate, può attivare nuove modalità di intervento in campi importanti per la crescita, soprattutto in presenza di una crisi finanziaria e dell’economia reale tutt’altro che superata, oltre che di un sempre più ridotto trasferimento di risorse statali, contribuendo in modo significativo al rilancio del nostro Paese.
Per perseguire la propria mission, la Fondazione è tenuta ad operare all’interno di determinati settori, ammessi per legge, e tra questi a sceglierne al massimo cinque a cui destinare in via prevalente l’attività erogativa (settori rilevanti), assicurando singolarmente e nel loro insieme l’equilibrata destinazione delle risorse e dando preferenza ai settori a maggiore rilevanza sociale.
Come nell’esperienza programmatica precedente, il processo di pianificazione strategica è stato effettuato attraverso:
- una verifica dei risultati prodotti dall’azione svolta nel corso del periodo di attuazione dell’attuale piano programmatico;
- una ricognizione attenta e aggiornata delle istanze che le comunità locali esprimono in relazione alle aree d’intervento e delle possibili evoluzioni, dopo un’analisi del tessuto socio-economico, delle dinamiche di sviluppo territoriale e dei tratti specifici della attuale congiuntura economica generale e nazionale, mantenendo un intenso dialogo con le istituzioni sociali e civili di riferimento.
Alcune importanti priorità sono scaturite da un quadro di preoccupante emergenza sociale frutto dello scenario economico attuale, i cui effetti sono visibili nelle crescenti e diffuse difficoltà materiali delle famiglie e nel sorgere di nuove situazioni di disagio e di forme di non autosufficienza che potremmo definire “sociale”; si estende la precarietà delle situazioni lavorative e si accentuano conseguentemente le difficoltà economiche delle famiglie.
Avranno, pertanto, sempre più spazio le attività di sussidiarietà sociale, quali progetti di integrazione sociale e di sostegno per le persone più a rischio di emarginazione, come immigrati, anziani, diversamente abili e giovani. Con specifico riferimento a quest’ultima categoria è doveroso precisare che l’esclusione sociale ingloba anche l’impossibilità di accesso all’educazione, alla cultura, ai servizi sociali; si tratta, dunque, di promuovere politiche di formazione per i giovani mirate a supportarli nel processo di costruzione del loro futuro.
Nell’ambito delle misure di carattere sociale si cercherà, altresì, di fornire appoggio anche ad iniziative volte a fronteggiare per determinate categorie di soggetti il fabbisogno abitativo (housing sociale), l’accesso al credito (microcredito), l’assistenza domiciliare e il supporto all’infanzia.
Accanto alle azioni previste per il sostegno alle situazioni di disagio e povertà, occorre affiancare altri interventi soprattutto nel campo della formazione giovanile, che accrescano il livello delle competenze, qualità ed innovazione e, terminata la crisi, permettano di diventare ancora più competitivi. In un momento di crisi economica è forte la tentazione di abbandonare strategie di medio e lungo periodo per concentrarsi sull’immediato: simili scelte, se adottate, condurrebbero ad una pericolosa perdita di competitività del territorio e dei suoi operatori.
Alla luce di ciò non si mancherà di supportare le attività direttamente funzionali a produrre effetti moltiplicatori per lo sviluppo economico e sociale locale, in particolare la ricerca scientifica, da rilanciare da un lato arginando la fuga dei “cervelli”, dall’altro promuovendo il trasferimento dei risultati della ricerca tecnologica dalle università alle imprese. Senza dimenticare la formazione alla ricerca che assume un ruolo chiave nel contribuire a diffondere la cultura della conoscenza e dell’innovazione.
Di fatto, sulle base delle risultanze dell’analisi effettuata, sono state rilevate le seguenti priorità sociali:
- Promuovere la salute e favorire l’integrazione delle “fragilità sociali” in modo da ridurre l’area del disagio e i conseguenti rischi di intaccare la coesione sociale;
- Accrescere gli investimenti orientati alla formazione e all’istruzione delle nuove generazioni con l’obiettivo di contribuire a dare un senso e prospettive al futuro;
- Sostenere la ricerca scientifica, mantenendo uno stretto collegamento con gli enti e gli organismi presenti sul territorio, con particolare riferimento all’università, valorizzando risorse locali e frenando la fuga di cervelli;
- Continuare a svolgere il ruolo di mecenatismo nell’ambito della cultura in senso ampio, con un occhio di riguardo alle giovani generazioni.
Per far fronte ai citati bisogni l’attività del triennio in esame si svilupperà lungo due direttrici ben definite:
- rinnovata attenzione alle fragilità sociali (famiglia, disabilità, minori, anziani, stranieri, etc.);
- innalzamento dei livelli di conoscenza e competenza dei giovani (in particolare formazione-ricerca-cultura).
Nella definizione di obiettivi e strategie si è cercato di considerare vecchi e nuovi bisogni del territorio, indirizzando l’attenzione sia verso quelle esigenze a cui storicamente si è tentato di rispondere (valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, crescita educativa dei ragazzi, qualità della ricerca), sia verso bisogni emergenti, ma che stanno diventando sempre più sentiti dalla nostra società (integrazione sociale, sostegno alla famiglia).
Pertanto, nel periodo 2011-2013, l’azione verrà rivolta verso i seguenti settori rilevanti, scelti tra quelli indicati all’art. 1, comma 1, let. c-bis del d.lgs. 153/99:
- Educazione, istruzione e formazione,
- Arte, attività e beni culturali;
- Salute pubblica, medicina preventiva e riabilitativa,
- Ricerca scientifica e tecnologica.
Si è ritenuto di ridurre a quattro i settori in cui operare, includendo le iniziative legate ai temi dell’assistenza agli anziani, prima ricomprese in uno specifico settore, nell’ambito del settore “salute”, cui afferisce la progettualità indirizzata alla salute e al benessere psicofisico della persona, favorendo la piena realizzazione della persona e la sua completa integrazione sociale, promuovendone le migliori condizioni di autonomia (decisionale, psico-fisica, economica e sociale), in un contesto di solidarietà e collaborazione.
Il settore “assistenza agli anziani” – contemplato tra i rilevanti nel triennio precedente - si inserisce dunque in un contesto di riorganizzazione e di ottimizzazione delle risorse.
Per ciascuna delle aree sopraelencate è stata di seguito delineata la mappa del bisogno, che rappresenti le esigenze reali della società e permetta di definire una strategia di azioni coordinate fra loro, promuovendo collaborazioni con interlocutori pubblici e privati qualificati a livello locale.
SETTORE EDUCAZIONE ISTRUZIONE E FORMAZIONE
Scenario
La centralità del capitale umano è ormai riconosciuta tanto nella teoria quanto nell'esperienza concreta del mondo produttivo; l'importanza della conoscenza come risorsa strategica ha portato al centro dell'attenzione la qualità del fattore umano come elemento chiave per la competitività di un'impresa, come di un territorio.
Il rafforzamento delle relazioni tra imprese e attori locali, quali università, scuole, centri di ricerca, può essere un veicolo fondamentale per accrescere la produzione di nuova conoscenza e renderla disponibile nel contesto territoriale. In quest'ottica si comprende l'importanza della formazione quale mezzo per la diffusione di conoscenze e per l'up grading delle competenze professionali dei lavoratori in modo coerente con i mutamenti del contesto competitivo. Anche nelle attività di formazione si avverte oggi la necessità di essere proattivi, cioè di essere in grado di anticipare i tempi, sotto il profilo dell'individuazione dei bisogni formativi e degli obiettivi che le aziende si prefiggono di conseguire grazie all'investimento in formazione.
Il nostro Paese sul terreno dell’educazione e della formazione sembra avere oramai accumulato un ritardo storico, difficilmente colmabile a breve, che riguarda sia le strutture di base, sia i programmi didattici.
Obiettivi
L’Ente intende operare per favorire il recupero dei ritardi accumulati dal sistema scolastico, stimolando le istituzioni educative a identificare, sperimentare e valutare soluzioni migliori ad alcune croniche carenze delle politiche educative del nostro Paese.
E’ urgente accrescere gli investimenti immateriali orientati alla formazione e all’istruzione delle nuove generazioni, incentivando la progettazione di percorsi educativi di qualità, maggiormente coerenti con le esigenze del sistema produttivo, promuovendo una partecipazione più ampia all’istruzione e alla formazione permanente.
Analogamente l’azione verrà indirizzata a promuovere e sviluppare la società dell’informazione e della conoscenza nel sistema scolastico e a migliorare la sostenibilità ambientale e l’innovatività delle strutture scolastiche per valorizzare l’offerta formativa.
Linee programmatiche
Nel variegato campo dell’educazione si presterà attenzione alla didattica, confermando il sostegno a progetti avviati in passato e contribuendo ad arricchire l’offerta formativa con progetti e attività extra-curricolari, promossi dai singoli istituti in piena autonomia, in conformità con il Piano dell’Offerta Formativa.
Sarà favorita l’introduzione di modalità e di percorsi didattici per incentivare l’innovazione e la crescita qualitativa dei sistemi formativi, anche stimolando iniziative volte a sviluppare il numero dei laboratori per migliorare l’apprendimento delle competenze chiave, in particolare quelle matematiche, scientifiche e linguistiche, potenziando le dotazioni tecnologiche e le reti delle istituzioni scolastiche, in linea con gli orientamenti e gli obiettivi dell’Unione Europea (Raccomandazione europea 2006).
In un’economia globalizzata come la nostra sarà opportuno sostenere progetti capaci di sviluppare un’apertura al mondo, cominciando con il promuovere la dimensione europea della formazione. In questo contesto diventa utile un particolare sforzo per sostenere l’apprendimento linguistico, non solo per favorire la comunicazione in generale ma anche per migliorare la qualità dei servizi e in particolare di quelli culturali e turistici.
Proseguirà l’impegno a favore del “sistema universitario” per assicurare un più ampio accesso all’istruzione universitaria, oltre che il consolidamento e lo sviluppo delle attività nelle seguenti aree: didattica e servizio agli studenti, ricerca e trasferimento tecnologico, internazionalizzazione, con riferimento a Corsi di laurea, dottorati e assegni di ricerca, iniziative di promozione scientifica e di ricerca di valenza territoriale, visiting professors, dotazioni strumentali e mobilità studentesca.
Non si mancherà di destinare parte delle risorse verso progetti tesi ad incrementare la qualità delle infrastrutture scolastiche, l’ecosostenibilità e la sicurezza degli edifici scolastici, potenziando le strutture per aumentare la funzionalità e l’accessibilità ai soggetti diversamente abili.
Saranno valutate azioni volte a permettere l’acquisizione di competenze sempre più qualificate e aderenti al mondo del lavoro, fornendo adeguate forme di orientamento al lavoro nel quadro di un dialogo efficace tra scuola, imprese e territorio.
SETTORE ARTE, ATTIVITA’ E BENI CULTURALI
Scenario
Da anni le Istituzioni pubbliche e private guardano alla cultura quale investimento strategico per lo sviluppo sociale del nostro Paese. Ciò nella consapevolezza che creatività e cultura, nella società della conoscenza, rappresentano le condizioni preliminari per generare innovazione e sviluppo. Solo in tal senso sarà possibile competere sulla scena nazionale ed europea e far fronte alla concorrenza incalzante dei paesi emergenti, in uno scenario reso ancor più difficile dalla crisi globale.
La cultura, tuttavia, non è solo parametro per lo sviluppo economico, la competitività e l’attrattività dei territori, costituisce, altresì, la via fondamentale per l’integrazione e l’inclusione sociale, ma soprattutto, è un potente strumento di dialogo interculturale, di conoscenza reciproca e cooperazione sul piano internazionale.
Investire in cultura deve rappresentare uno dei principali fattori su cui le aree che registrano un ritardo nello sviluppo debbono puntare, per trainare anche altri comparti e creare nuove forme di consumo e occupazione.
Il nostro territorio deve divenire banco di prova ed esperienza pilota per una programmazione che abbia al centro la cultura e che valorizzi il patrimonio artistico e ambientale.
Obiettivi
La Fondazione, conscia delle straordinarie potenzialità dell’investimento culturale, concorrerà alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali come fattore fondamentale per favorire lo sviluppo economico e sociale, la crescita e la competitività del territorio.
Proseguirà, dunque, l’opera di conservazione e restauro di beni artistici, architettonici e monumentali, non solo attraverso il recupero di tali beni, ma impegnandosi per una loro adeguata valorizzazione e fruibilità da parte della collettività.
Per garantire l’accesso alla cultura di ampie fasce di pubblico e dei giovani in particolare si agirà per diffondere e ampliare l’offerta culturale attraverso iniziative di valorizzazione del capitale culturale a cui la Fondazione partecipa con attività tese a potenziare, diversificare e allargare i consumi culturali.
Linee programmatiche
In particolare nel campo dei beni culturali si consoliderà la linea che prevede la concentrazione dell’attività sul restauro di elementi significativi dal punto di vista storico e artistico, avviando iniziative pilota nel campo della valorizzazione anche economica, dei beni adeguatamente integrati con le attività del territorio.
Saranno, altresì, sostenuti interventi volti a diffondere la conoscenza e a favorire la fruizione del patrimonio artistico, archeologico e ambientale.
Particolare rilievo per l’arricchimento dell’offerta culturale assumeranno i progetti di grande richiamo di tipo espositivo e musicale, sulla scorta delle esperienze di successo già collaudate negli anni passati e con un’attenzione al coinvolgimento di diverse realtà locali. L’organizzazione di eventi di alto livello, infatti si è dimostrata un potente volano di crescita dell’interesse culturale per la popolazione del luogo, nonché di attrazione di visitatori anche da zone limitrofe.
Non si mancherà di porre attenzione verso iniziative di livello minore in termini di richiamo o di livello artistico, ma capaci di generare una significativa ricaduta culturale, formativa o promozionale per il territorio, favorendo le nuove forme di creatività nella produzione culturale, specie quelle che si sviluppano grazie alle tecnologie innovative e ai nuovi comparti e il coinvolgimento dei giovani (vedi trasversalità con il settore dell’educazione) con progetti di offerta didattico-culturale per la scuola e per i giovani.
Si parteciperà, infine, ad iniziative editoriali di carattere storico, culturale e scientifico.
SETTORE SALUTE PUBBLICA MEDICINA PREVENTIVA E RIABILITATIVA
La salute è un settore di primaria importanza sociale al quale la Fondazione ha destinato e continuerà a destinare risorse rilevanti. In esso tradizionalmente vengono ricompresi due distinti ambiti d’intervento, quello della Sanità e quello dell’Assistenza e tutela delle categorie più deboli, orientati entrambi a garantire la salute e il benessere psicofisico.
Scenario
L’azione della Fondazione si inserisce in un momento storico di transizione tra un modello di welfare state prevalentemente orientato alla azione pubblica e un modello di welfare comunitario e compartecipato da una pluralità di soggetti pubblici e privati.
Il Libro Bianco “sul futuro del modello sociale” individua i limiti e le potenzialità del modello erogativo dei servizi, quindi le sfide future, definisce i valori fondanti del nuovo welfare basati su opportunità e responsabilità, che si rivolge alla persona nella sua integralità, destinato progressivamente a sostituire il modello attuale di tipo prevalentemente risarcitorio. Esso potrà offrire migliori prospettive soprattutto ai giovani e alle donne, oggi penalizzati da una società bloccata e incapace di valorizzare tutto il proprio capitale umano. Così come sarà maggiormente idoneo a intervenire su situazioni di solitudine ed emarginazione, con particolare attenzione alle persone più anziane e ai diversamente abili.
Viene posto, inoltre, l’attualissimo problema della sostenibilità del sistema, dell’equità all’accesso dei servizi e della garanzia dei livelli di assistenza. La volontà di porre il cittadino al “centro” rappresenta non solo una indiscutibile dichiarazione di principio, ma apre una sfida all’intera comunità, per il ripensamento delle modalità assistenziali, della centralità delle reti, nella fase preventiva, acuta, riabilitativa, che possano prendere in carico il cittadino nella dimensione della salute, umana, familiare
Sostenibilità del sistema, qualità e sicurezza delle prestazioni, accessibilità ai servizi rappresentano i grandi obiettivi su cui sistemi sanitari nazionali e regionali sono più fortemente impegnati.
La possibilità di affermazione del nuovo modello di welfare e salute, anche nella prossima Intesa Stato-Regioni sarà strettamente conseguente alla capacità di creare nel Paese una nuova cultura politica, amministrativa e professionale che consenta di superare le differenze territoriali e di porre l’Italia al passo con i Paesi più evoluti, mantenendo e valorizzando i valori universalistici, pluralistici di solidarietà e sussidiarietà del nostro Servizio Sanitario.
Obiettivi
Nel campo della Sanità la Fondazione, per migliorare le condizioni di salute sul territorio, cercherà di favorire una migliore efficienza dei servizi e delle strutture socio-sanitarie finalizzata alla qualità della prestazione, che potrà essere perseguita incoraggiando interventi di innovazione/potenziamento di apparecchiature diagnostiche e terapeutiche in dotazione alle strutture ospedaliere. Per l’individuazione delle priorità d’intervento, allo scopo di evitare la frammentazione e la dispersione di risorse, si interverrà a favore di progetti che rivestano caratteristiche di coerenza con le strategie definite dall’organizzazione sanitaria (Direzione delle aziende sanitarie e ospedaliere).
Verrà confermata una attenzione particolare alla rete oncologica e alle iniziative che in tale settore riguardano la prevenzione, l’assistenza e gli interventi a favore dei malati affetti da patologie inguaribili.
Si destineranno, inoltre, cospicue risorse nel tentativo di soddisfare la vastità di vecchi e nuovi bisogni che caratterizzano l’ambito d’intervento dell’Assistenza e tutela delle categorie più deboli. Tali bisogni spaziano dalla povertà, in larga parte conseguenza dell’attuale crisi economica, che ha portato molte persone a perdere il lavoro, alle crescenti problematiche legate all’integrazione sociale di stranieri ed emarginati, all’invecchiamento della popolazione, alla crisi di valori dei giovani e della famiglia, alle disabilità.
Nei diversi campi del sociale l’azione sarà orientata a favorire la piena realizzazione della persona e la sua completa integrazione sociale, promuovendo le capacità del singolo di affrontare le diverse condizioni di disagio.
Linee programmatiche
Proseguendo la collaborazione già consolidata con le realtà presenti sul territorio, la Fondazione interverrà secondo la logica della compartecipazione all’acquisizione di attrezzature di elevato impatto diagnostico e terapeutico, spesso di grande impegno economico. Il settore comprende sia tutte quelle metodiche o strumentazioni dotati di caratteri altamente innovativi, sia quelle di consolidata importanza operativa che rivelano caratteristiche di obsolescenza strutturale (usura o superamento tecnologico).
Si contribuirà, altresì, al miglioramento della qualita' organizzativa e professionale del personale medico e infermieristico, supportando l’attivazione di percorsi formativi dedicati, in particolare tramite il finanziamento di borse di studio.
Saranno promossi percorsi di assistenza diretti a mantenere gli utenti nel proprio contesto ambientale e a favorirne le migliori condizioni di autosufficienza (servizi di domiciliarità), in collaborazione con i servizi sanitari territoriali.
Non si mancherà di sostenere la famiglia il cui ruolo è fondamentale sia per la crescita e lo sviluppo dell’individuo, che per la sua cura e assistenza, fornendo un sostegno concreto ai servizi per la prima infanzia e il supporto in situazione di stress o disagio sociale, conseguente al dover accudire a domicilio un proprio caro affetto dal morbo di Alzheimer o dal morbo di Parkinson.
Parallelamente verranno coinvolti giovani e adolescenti in percorsi che sappiano sviluppare le proprie capacità e potenzialità, contrastando forme di devianza o isolamento sociale.
Si conferma l’intendimento di operare per sostenere e favorire d’intesa con altri enti, associazioni e organizzazioni (enti pubblici, cooperative sociali, associazioni, onlus) la realizzazione e l’adeguamento di strutture a favore di soggetti diversamente abili, nonché di centri diurni socio-formativi e/o residenziali.
Come preannunciato in premessa, con il triennio in discorso, si è ritenuto di estendere gli ambiti d’intervento del settore “Salute” ad iniziative legate all’assistenza agli anziani, precedentemente trattate in un settore a sé stante, a cui si presterà una specifica attenzione, considerata l’elevata valenza sociale e la particolare sensibilità al tema da parte dell’opinione pubblica.
Potranno, infine, essere destinate risorse a supporto di nuove forme di assistenza che si vanno delineando, sensibilmente diverse rispetto a quelle tradizionalmente utilizzate tramite ricovero in case di riposo, quali i progetti di assistenza domiciliare, centri di assistenza diurna, realizzazione di minialloggi o monolocali in edifici, anche di edilizia convenzionata, dotate di aree con multiservizi, tali da poter garantire vita autonoma in un contesto di autosufficienza.
SETTORE RICERCA SCIENTIFICA E TECNOLOGICA
Scenario
L’innovazione tecnologica è oggi, con il passaggio dalla società industriale alla società della conoscenza, condizione strategica per lo sviluppo competitivo non più dei singoli soggetti economici ma dell'intero sistema territoriale.
Non a caso, la promozione, la valorizzazione e la diffusione della ricerca e dell' innovazione per la competitività sono indicate come priorità nel Quadro Strategico Nazionale per la politica regionale di sviluppo 2007-2013.
Lo sviluppo del territorio è dunque divenuto oggi l'obiettivo principale sul quale far convergere competenze e nuove opportunità e, nel quadro contemporaneo delle politiche di sviluppo locale, le Università sono chiamate ad assolvere alcuni compiti essenziali, tra i quali quello di garantire e promuovere il lavoro intellettuale per la produzione e la trasmissione dei saperi ai giovani. Un ruolo che diventa missione - obiettivo e si traduce in una partecipazione attiva delle Istituzioni universitarie alle traiettorie di sviluppo del contesto territoriale in cui queste si trovano ad operare.
Nell' ultimo decennio si è ampliata la mission istituzionale affidata all’università, insieme ai tradizionali obiettivi della formazione e della ricerca scientifica è stata quindi attribuita una crescente importanza allo sfruttamento dei risultati delle attività di ricerca in termini di applicazioni industriali.
Le conoscenze scientifiche che strutture interne all’università trasferiscono all'esterno costituiscono un input essenziale per la competitività del sistema economico e per lo sviluppo delle economie locali.
Portando il più vicino possibile al territorio le attività di ricerca si contribuisce in maniera concreta a far sì che tali attività siano non solo utili scientificamente, ma anche operativamente, allo sviluppo del territorio stesso.
La chiave di volta per una ripresa vitale della nostra economia, caratterizzata da un sistema produttivo costituito prevalentemente di PMI, è dunque una partrneship attiva tra l'università, le imprese ed il territorio attraverso la collaborazione industriale nella ricerca scientifica, la mobilità dei ricercatori tra università e imprese, la commercializzazione e il trasferimento tecnologico e la creazione di nuove imprese (spin-off), con l'auspicio che si possa intraprendere una serie di iniziative che avviino confronti permanenti tra tutti gli attori locali, economici e istituzionali coinvolti nei processi di sviluppo.
Obiettivi
In questo settore l’obiettivo prioritario della Fondazione sarà quello di favorire sinergie tra il mondo della ricerca e il territorio di riferimento, stimolando la nascita e la crescita di imprese tecnologicamente innovative.
A tale scopo si interverrà per promuovere l’integrazione fra sistema universitario e mondo delle imprese, incentivando i rapporti dell’Università con i sistemi produttivi locali e i distretti industriali, con gli enti territoriali ed i parchi tecnologici, in un’ottica di sistema sempre più integrato tra pubblico e privato e di promozione del Made in Friuli.
Verrà rafforzato l’impegno per la ricerca a partire dalle risorse umane che vi operano, con particolare riguardo ai giovani ricercatori, preferibilmente d’intesa con l’Università o con i centri di ricerca particolarmente qualificati.
Si concorrerà in iniziative tese a favorire l’inserimento delle strutture di ricerca del territorio in centri di eccellenza o reti internazionali.
Linee programmatiche
In linea con il passato, verranno valutati cofinanziamenti di ricerche di base e applicate, capaci di generare significative ricadute sul territorio e di promuovere una cultura della progettualità e dell’innovazione, non limitata alle tecnologie ma estesa anche all’economia, all’ambiente, al welfare e ai servizi di pubblica utilità.
Poiché tutti gli ambiti del sapere contribuiscono allo sviluppo della conoscenza, si sosterranno iniziative di ricerca nel campo di tutte le scienze, dall’area biomedica a quella scientifico-tecnologica, a quella umanistica e sociale, nella consapevolezza dell’importanza di uno sviluppo armonico del settore ricerca.
Si confermerà l’impegno per concorrere all’acquisto, all’ammodernamento e al rinnovo di strumenti tecnologici funzionali all’allestimento di centri e laboratori di ricerca e per la valorizzazione del capitale umano con particolare riferimento ai giovani ricercatori, finanziando percorsi di dottorato, attraverso l’erogazione di borse di studio o il sostegno diretto delle Scuole di dottorato, favorendo l’inserimento in azienda dei dottori di ricerca.
Verranno incoraggiati programmi volti ad assicurare il miglior collegamento tra il mondo della scienza e il mondo imprenditoriale per favorire la nascita e la crescita di imprese tecnologicamente innovative.
* * * * * *
Le linee programmatiche sopra tratteggiate individuano i cardini dell’azione della Fondazione nei diversi settori d’intervento. Tuttavia le priorità indicate nel presente documento non escludono la possibilità di intervenire a sostegno di altre numerose iniziative promosse da realtà locali, in grado di concorrere anch’esse alla valorizzazione del tessuto culturale e sociale.
Per il perseguimento degli obiettivi si opererà prevalentemente con interventi rivolti alla realizzazione di progetti e iniziative di terzi. Non si esclude, peraltro, la possibilità di agire in via sperimentale attraverso il finanziamento di bandi, ossia erogazioni su richieste sollecitate, riferite a uno specifico ambito di attività. Il ricorso allo strumento del bando permette alla Fondazione di stimolare la progettualità del territorio e indirizzarla verso obiettivi comuni e più focalizzati; esso inoltre agevola il processo di selezione , consentendo una valutazione comparativa delle richieste, a cui vengono applicati i medesimi criteri di scelta (agisce come promotore).
L’attività istituzionale è disciplinata dal “Regolamento per finalità istituzionali” e dal documento “Criteri selettivi e modalità operative” allo scopo di assicurare la trasparenza dell’attività, la motivazione delle scelte e la più ampia possibilità di tutela degli interessi contemplati nello statuto.
Tuttavia, nel corso dell’ultimo biennio (2009-2010), in presenza di un quadro congiunturale di particolare difficoltà, è stato necessario rivedere i criteri di assegnazione, individuando alcune categorie prioritarie di interventi, allo scopo di assicurare, oltre alla trasparenza delle procedure di selezione, una maggiore efficacia ed efficienza nell’attività di sostegno.
Ciò nondimeno il persistente stato di incertezza economico-finanziario e la conseguente previsione di minori disponibilità per gli anni a venire imporranno maggiore severità sia nell’analisi preliminare dei soggetti richiedenti, che nella disamina delle richieste, secondo criteri altamente selettivi, con preferenza verso iniziative progettualmente ben definite, sinergiche con iniziative pregresse, di durata certa e di effetti duraturi (valutazione ex ante).
Accanto alla previsione di criteri di selezione più rigorosi nella valutazione ex ante di tutti i progetti, nella trattazione di progetti piuttosto complessi, di durata pluriennale, potrebbe essere richiesta una valutazione in itinere al fine di verificare la coerenza con il progetto originario ed eventualmente intervenire con le opportune azioni correttive e di adeguamento, oltre che una valutazione ex post in grado di rilevare l'effettiva capacità dell’intervento progettuale di assicurare e garantire, in una prospettiva di medio-lungo periodo, le utilità attese e conseguite attraverso la realizzazione dell'intervento medesimo.
Si rammenta, infine, che in virtù dell’art. 1, comma 1, lett. h) del D.Lgs. 153/99 potrà impegnarsi nella promozione di “progetti propri”, anche attraverso la creazione di imprese strumentali, intese come “società di cui la Fondazione detiene il controllo, operanti in via esclusiva per la diretta realizzazione degli scopi statutari perseguiti dalla Fondazione nei settori rilevanti”. |
 |
| 4. IL QUADRO ECONOMICO |
Premesso quanto sopra, le presumibili componenti positive e negative del preventivo economico relativo al triennio considerato nel presente documento, sono riepilogate nel prospetto che segue.
DOCUMENTO PROGRAMMATICO TRIENNALE |
DPT
2011-2013
(Bozza) |
DPT
2008 -2010 |
DATI CONSUNTIVI
(*) |
(dati in migliaia) |
|
approvato 29.10.2007 |
|
DIVIDENDI DA PARTECIPAZIONI |
21.407 |
65.300 |
38.878 |
RISULTATO ECONOMICO DA IMPIEGHI FINANZIARI |
10.130 |
11.700 |
-213 |
ALTRI PROVENTI |
- |
- |
19 |
SPESE DI FUNZIONAMENTO |
-7.000 |
-6.500 |
-6.926 |
PROVENTI STRAORDINARI |
- |
- |
358 |
ONERI FISCALI |
-1.850 |
-2.750 |
-1.363 |
AVANZO DEL PERIODO |
22.687 |
67.750 |
30.753 |
ACCANTONAMENTO RISERVA OBBLIGATORIA |
-4.537 |
-13.550 |
-6.150 |
EROGAZIONI: |
-17.545 |
-36.000 |
(**)-21.846 |
| -NEI SETTORI RILEVANTI |
-15.000 |
-30.000 |
-18.858 |
| -NEI SETTORI AMMESSI |
-2.545 |
-6.000 |
-2.988 |
ACCANTONAMENTO AL FONDO VOLONTARIATO |
-605 |
-1.807 |
-819 |
ACCANTONAMENTO AL FONDO PROGETTO SUD |
- |
-1.807 |
-819 |
ACC. FONDO EROGAZIONI NEI SETTORI RILEVANTI |
- |
-9.000 |
- |
ACC. FONDI PER LE EROGAZIONI ALTRI SETTORI |
- |
-3.000 |
- |
ACC. FONDO STABILIZZAZIONE EROGAZIONI |
- |
- |
-1.119 |
ACC. RISERVA PER INTEGRITA’ DEL PATRIMONIO |
- |
-2.586 |
- |
| AVANZO RESIDUO |
// |
// |
// |
(*) Valori di Bilancio consuntivo relativi agli esercizi 2008 e 2009 e del Documento Programmatico Previsionale 2010.
(**) Le erogazioni complessivamente “deliberate” nel corso del triennio (bilanci 2008 e 2009 e DPP 2010) sono pari a 31 milioni di euro (grazie anche al parziale utilizzo del Fondo per le erogazioni nei settori rilevanti ed al Fondo di stabilizzazione delle erogazioni).
La Fondazione ha fatto propri i contenuti dell’accordo sottoscritto dall’ACRI nel giugno del corrente anno con il mondo del volontariato che prevede, tra gli altri, un impegno erogativo garantito e continuativo a valere sui bilanci relativi agli esercizi dal 2010 al 2014 a favore dei Centri di Servizio e della Fondazione per il Sud. Oltre all’accantonamento per il volontariato ex art 15 L. 266/91, pertanto, in ossequio all’accordo in parola, in base alle disposizioni impartite dall’ACRI, che funge da cabina di regia dell’accordo, viene appostato all’interno del settore Volontariato, Filantropia e Beneficienza un importo pari a 150 mila euro per l’anno 2011. Si presume che tale importo possa replicarsi anche per le due successive annualità.
Le erogazioni troveranno solo in parte copertura con le disponibilità maturate nei rispettivi esercizi. Sarà necessario, pertanto, utilizzare il Fondo per le erogazioni nei settori rilevanti ed il Fondo di stabilizzazione delle erogazioni.
EROGAZIONI
2011-2013 |
|
(dati in migliaia) |
SETTORI RILEVANTI |
SETTORI AMMESSI |
TOTALE |
| a) Sulle disponibilità degli esercizi |
15.000 |
2.545 |
17.545 |
| b) Sulle disponibilità dei fondi di accantonamento per attività istituzionali |
15.000 |
2.545 |
17.545 |
| |
b1) sulle disponibilità dei Fondi per le erogazioni nei settori rilevanti |
5.000 |
- |
5.000 |
| |
b2) sulle disponibilità del Fondo di stabilizzazione delle erogazioni |
4.000 |
455 |
4.455 |
| TOTALE |
24.000 |
3.000 |
27.000 |
FONDI PER ATTIVITA' ISTITUZIONALI
(dati in migliaia) |
DISPONIBILITA’ AL 31.12.2010
(TENENDO CONTO DEI DATI DEL DPP 2010) |
UTILIZZO NEL PERIODO 2011 - 2013 |
DISPONIBILITA’ AL 31.12.2013
(TENENDO CONTO DEI DATI DEL DPP 2010) |
- FONDO PER LE EROGAZIONI NEI SETTORI RILEVANTI |
9.692 |
5.000 |
4.692 |
- FONDO DI STABILIZZAZIONE DELLE EROGAZIONI |
7.206 |
4.455 |
2.751 |
| TOTALE |
16.898 |
9.455 |
7.443 |
Gli introiti della Fondazione sono rappresentati dai cespiti in precedenza descritti.
Le spese di funzionamento - valutate nel rispetto dei principi di adeguatezza delle stesse alla struttura organizzativa - sono state stimate tenendo conto dei dati attualmente in possesso (consuntivo 2009, previsionale 2010). La voce comprende l’ammontare dei compensi e rimborsi spese degli organi statutari, i costi per il personale dipendente e per consulenti e collaboratori esterni, per servizi di gestione del patrimonio, gli ammortamenti ed oneri diversi.
Gi oneri fiscali, l’accantonamento alla riserva obbligatoria, nonché l’accantonamento al Fondo per il volontariato ex lege 266/91 sono stati calcolati in relazione alle disposizioni normative attualmente in vigore nonché agli accordi nazionali in essere. |
| |
|
|
|
 |
|
|
|
|
|