1. L'IDENTITA' DELLA FONDAZIONE
1.1. La storia: dai Monti di Pietà alla Fondazione CRUP
1.2. Le tappe evolutive della Fondazione
2. L'IDENTITA' DEL TERRITORIO E DELLE COMUNITA'
2.1. Il Territorio
2.2. La Popolazione
- 2.2.1. La composizione demografica
- 2.2.2. Lo stato di salute della popolazione
2.3. Le strutture sanitarie e assistenziali
2.4. L'Istruzione e la cultura
- 2.4.1. L'Università degli Studi di Udine
- 2.4.2. Le minoranze linguistiche storiche
2.5. Il lavoro
- 2.5.1. La produzione
2.6. Il settore bancario
2.7. Il volontariato
2.8. L'emigrazione
3. L'ASSETTO ISTITUZIONALE
3.1. Il Consiglio di Amministrazione
3.2. L'Organo di Indirizzo
3.3. Il Collegio Sindacale
3.4. Il Presidente
3.5. Il Direttore
3.6. Le Commisioni Consultive
3.7. Le Commisioni Teniche
- 3.7.1. La Commisione Finanza
- 3.7.2. La Commisione Immobili
4. L'AMBITO DI ATTIVITA'
4.1. I progetti realizzati
- 4.1.1. Il patrimonio artistico: le due mostre di Udine e Pordenone
- 4.1.2. Il piano di comunicazione – Il progetto per la comunicazione on line
- 4.1.3. Il progetto AGER
- 4.1.4. L’attività convegnistica
- 4.1.5. I progetti editoriali
- 4.1.6. Il personale
5. LE LINEE EVOLUTIVE DELL'ATTIVITA'
5.1. L’acquisizione dell’archivio storico
5.2. Il compendio immobiliare di proprietà
5.3. Il patrimonio artistico
5.4. Le modifiche statutarie
1. L'IDENTITA' DELLA FONDAZIONE
1.1. La storia: dai Monti di Pietà alla Fondazione CRUP
Costituita l'l gennaio 1992 a seguito della Legge Amato - così detta dal nome del proponente - che dava avvio a una profonda ristrutturazione del sistema bancario nazionale, con la trasformazione delle casse di risparmio e degli istituti di credito di diritto pubblico in società per azioni e con la contemporanea nascita degli enti conferenti, la Fondazione Crup, soggetto non profit che persegue esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, si configura come l'erede morale e spirituale, e per molti versi anche materiale, dei Monti di pietà che sorsero tra il XV e il XVII secolo nelle principali città della "Patria del Friuli" (che al tempo faceva parte della Serenissima Repubblica di Venezia) e della Cassa di risparmio di Udine e Pordenone che da essi nacque alla fine dell'Ottocento.
Subito dopo la metà del XV secolo, in Umbria dapprima (Orvieto, Gubbio, Perugia), nel resto dell’Italia poi, nacque il Monte di Pietà, con lo scopo di fare prestiti sopra pegno di cose mobili al minor tasso possibile, specialmente alle persone meno agiate.
Nell'anno 1494, tra marzo e aprile, nacque a Cividale il primo Monte di pietà in Friuli; esso non aveva certo l'importanza e la struttura di quello di Udine, basti pensare che veniva aperto al pubblico solo due giorni alla settimana, il giovedì e il sabato.
Due anni dopo l'istituzione di quello di Cividale nacque, in una situazione sociale ed economica non dissimile, il Monte di pietà di Udine. In città era giunto nell'estate del 1496 il frate francescano Domenico Ponzone, discepolo di quel fra' Michele Carcamo di Milano che, insieme con Bernardino da Feltre, era stato uno dei più entusiasti sostenitori della necessità di istituire Monti di pietà e anzi aveva fondato nel 1462 a Perugia il primo Monte.
A Udine, le sue esortazioni, recepite dal clero e dalla nobiltà, fatte proprie dal nobile Antonio Savorgnano, motivarono il Consiglio comunale, 1'11 settembre 1496, a destinare cento ducati all'anno per dieci anni "pro solutione pauperum ad excludendum pravas extorsiones et usuras Judaeorum" e a compilare uno statuto che venne approvato il 22 marzo 1503.
Agli inizi però non tutto funzionò nel modo migliore e anzi il malcontento della popolazione, che forse nella nascita della nuova istituzione aveva riposto la segreta speranza di un radicale mutamento della propria esistenza, non avendo compreso quali fossero esattamente i pregi e i limiti del Monte di pietà, fu notevole.
Intanto, alcune nuove disposizioni, che permettevano al Monte di poter dare il quattro per cento d'interesse a chi depositava denaro e riducevano dal cinque al quattro per cento l'interesse dei pegni, giovarono alle buone sorti dell'istituto.
Per tutto il Settecento il Monte di pietà di Udine funzionò ottimamente, guadagnandosi la considerazione delle autorità che si erano sempre dimostrate pronte a punire chi, contravvenendo alle leggi e alla morale, tentasse di approfittare della povera economia dei bisognosi.
Terzo nato, nel 1557, è il Monte di pietà di San Daniele.
Poco dopo la metà del Cinquecento venne istituito anche il Monte di pietà di Sacile. A Pordenone l'idea d'istituire un Monte di pietà si fece strada soltanto nella seconda metà del Cinquecento.
Il sesto Monte di pietà del Friuli già veneto, ultimo nato in ordine di tempo, è quello di Palmanova.
Nei territori friulani soggetti alla casa d'Austria i Monti di Pietà nacquero più tardi ed ebbero diversa fortuna, anche per il particolare atteggiamento, certamente più favorevole di quello della Serenissima Repubblica, tenuto dall'autorità imperiale nei con-fronti dei prestatori ebrei.
A Udine il 16 giugno 1766, essendo i locali del primo Monte di pietà, e anche quelli acquisiti nei pressi per renderlo più capiente, inadatti a contenere la gran massa di "rame, biancheria, abiti et altro, che li massari non potevano che stentatamente ritrovar li pegni, non sapendo più dove ponerli se non che uno sopra l'altro", si "decretò che si dovesse imediatamente erigere di nuovo un altro Monte di Pietà da farsi sopra il prato del castello a norma del disegno e modello spedito in Venezia”. È l'edificio, ancor oggi esistente, adibito a biblioteca comunale.
Di tutti i Monti di pietà del Friuli "veneto" il più attivo e il più ricco, anche in considerazione del ruolo di capitale che allora la città ricopriva nella Patria del Friuli, fu certamente quello di Udine.
Il 12 febbraio 1822, in adesione alle idee dei governatori del Lombardo-Veneto, che sollecitavano la fondazione di istituti allora chiamati Cassa di risparmio e prudenza accanto ai Monti di pegno, nacque a Udine la Cassa di risparmio - prima in Italia - con lo scopo, si legge nell'avviso del 3 febbraio, "di offerire a tutti, e segnatamente alle infime Classi della Società, un facile mezzo di mettere in disparte qualunque piccolo sopravanzo di denaro, collocandolo nel più sicuro deposito, onde ritrarne immediatamente un utile proporzionato, il quale a piacere del Depositante può ben anche riunirsi a incremento del capitale, sicché egli ne' più tardi giorni della vita, e ne' casi di malattie, e di infortuni, o di altri straordinari bisogni abbia il conforto di valersi di un soldo di riserva con tanta agevolezza aumentato".
La nuova istituzione mosse a stento i primi passi. L'istituzione, decaduta, rinacque come dipendenza della Cassa di risparmio di Milano il 31 dicembre 1866, dopo che il Friuli al termine della Terza guerra di indipendenza era passato all'Italia. Fu tuttavia operativa per un solo decennio, visto che chiuse gli sportelli nell' ottobre del 1876.
Intanto però il 22 luglio dello stesso anno era nata, per volere dei dipendenti del Monte di pietà e del Comune, la Cassa di risparmio di Udine, autonoma, che nel tempo, con il nome di Cassa di risparmio di Udine e Pordenone, avrebbe assorbito l'attività - e il patrimonio - di tutti i Monti di pietà del Friuli "veneto" cui si è fatto cenno. L'attività della Cassa di risparmio di Udine e Pordenone, iniziata nell'ultimo scorcio dell'Ottocento e proseguita per l'intero secolo successivo, si intreccia profondamente con gli eventi storici, economici e sociali che hanno contraddistinto nel periodo l'Italia e il Friuli. Basti pensare all'opera di sostegno svolta durante i momenti più drammatici e cruenti della nostra storia, le due guerre mondiali, in particolare la prima, quando Udine divenne - come scrisse una rivista nazionale - la "capitale della grande guerra". Egualmente importante il suo ruolo durante il tragico terremoto che sconvolse il Friuli nel 1976 e che la vide particolarmente impegnata nell'opera di sostegno alla popolazione e in quella di ricostruzione dei paesi danneggiati dal sisma.

torna all'indice  |
1.2. Le Tappe evolutive della Fondazione
Nata l’1.1.1992 in ossequio alla c.d. legge Amato, nel 2009 la Fondazione - che si configura come l’erede sostanziale dei Monti di Pietà e della Cassa di Risparmio - entra nel suo 18° anno di vita e acquista la maggiore età.
Le tappe della sua esistenza si possono identificare nei seguenti momenti:
- 1^ FASE (1992-1998): avvio con legge Amato, direttiva Dini e altri provvedimenti.
- 2^ FASE (1999-2003): assestamento con legge Ciampi, sentenze Corte Costituzionale, Corte Europea.
- 3^ FASE (2004-2008): consolidamento con acquisizione ruolo sociale e reputazione.
- 4^ FASE (inizio 2009): si apre ora l’epoca della responsabilità condivisa; ai corpi intermedi della società – proprio in concomitanza con la stagione più cruda di una profonda crisi sistemica – viene richiesta una scelta coraggiosa con l’assunzione di compiti e responsabilità ulteriori a suffragio della composita architettura di una società evoluta.
Se la Fondazione vuole esercitare in forma coerente e autorevole il proprio ruolo deve necessariamente mantenere alto il profilo contenutistico e morale della sua azione, preservando gelosamente il patrimonio di autonomia e indipendenza assegnatole dalla legge, senza peraltro cedere a facili tentazioni di improponibile autoreferenzialità.
La Fondazione intende raccogliere la sfida lanciata alla nostra società dalla inusitata complessità del momento e si pone con le proprie risorse e con tutto il peso della sua antica storia al servizio della collettività locale.
torna all'indice  |
2. L'IDENTITA' DEL TERRITORIO E DELLE COMUNITA'
In questa sezione sono presentate alcune informazioni di carattere generale sul territorio regionale e sulle principali caratteristiche della popolazione che vi risiede, sulla sanità, sulla salute, sulla produzione, sul comparto economico, sull’istruzione e sulle minoranze linguistiche storiche, con particolare riferimento all’aggregato sociale delle Province di Pordenone e di Udine, ove la Fondazione CRUP svolge prevalentemente la propria attività.
2.1. Il Territorio
Il territorio del Friuli Venezia Giulia copre una superficie di 7.856,5 Kmq, pari al 2,6 % del territorio italiano, dei quali 2.27,2 facenti parte della provincia di Pordenone e 4.905,4 di quella di Udine. Il territorio montano si estende sul 28% della Provincia di Pordenone ed il 48% di quella di Udine. Le coste si affacciano sul mare Adriatico per una lunghezza complessiva di 94 Km. Parchi, riserve naturali, aree protette comunali e intercomunali si estendono, nelle due province, su circa il 14% del territorio. La rete stradale complessivamente si estende per oltre 3.500 km.
Alla Regione Friuli Venezia Giulia è riconosciuto, con Legge costituzionale, un particolare Statuto di autonomia. Amministrativamente il territorio su suddivide in quattro province e 219 comuni (Tavola 1). La maggior parte dei comuni ha un territorio compreso fra i 2.000 ed i 6.000 ettari di superficie. Nel 2008, risultavano costituite sei unioni fra comuni e 34 associazioni intercomunali finalizzate alla gestione associata di una pluralità di funzioni e servizi. Quattro le comunità montane: la Comunità montana Torre-Natisone-Collio (con sede a San Pietro al Natisone), la Comunità montana del Gemonese-Canal del Ferro e Val Canale (Pontebba), la Comunità montana della Carnia (Tolmezzo) e la Comunità Montana del Friuli Occidentale (Barcis). Sono oltre una ventina i consorzi presenti sul territorio regionale che esercitano servizi di rilevanza economica e sociale, soggetti alle medesime normative e disposizioni applicate agli enti locali.
torna all'indice  |
2.2. La Popolazione
La popolazione residente in Regione al primo gennaio 2008 risulta pari a 1.222.061, di cui 591.597 maschi e 630.464 femmine, di cui 535.992 residenti al primo gennaio di quest’anno in Provincia di Udine (260.209 maschi e 275.783 femmine) e 307.664 residenti in Provincia di Pordenone (150.983 maschi e 156.681 femmine).
2.2.1. La Composizione demografica
Nell’intera regione risiedono 83.306 cittadini stranieri, di cui 42.643 sono maschi e 40.663 femmine. Il gruppo nazionale più numeroso è costituito dai Rumeni (13.593 unità), seguito dagli albanesi (11.728), dai cittadini di Serbia e Montenegro, Croazia e Ghana (4.160 I cittadini stranieri residenti in Provincia di Udine costituiscono a inizio anno il 5,2% della popolazione residente, dato inferiore a quello del Nord Est (7,2%). Superiore in percentuale la presenza degli stranieri nella provincia di Pordenone, dove si attestano all’8,2% del totale della popolazione residente con una aumento del 13,2% rispetto all’anno precedente.
Complessivamente, nel Friuli Venezia Giulia risiede il 2,5% degli stranieri residenti in Italia, e, fra la fine del 2006 e la fine del 2008, si è registrato un aumento medio della popolazione residente immigrata del 10.9%.
La realtà demografica regionale sta subendo delle radicali trasformazioni. Il tasso di natalità è inferiore all’8 per mille. L’età media al primo parto è di 32 anni. Più di un terzo dei nuovi nati ha almeno un genitore straniero. L’età media al matrimonio è aumentata di cinque anni dal 1970.
Il tasso di nuzialità regionale è il più basso in Italia ed è pari a 3,2 per mille. La struttura demografica regionale risulta caratterizzata dall’11,9% di soggetti in età 0-14, dal 65,9% in età 15-64 e dal 22,2% di soggetti con più di 65 anni. L’età media della popolazione risulta di 45,5 anni. Il numero medio di componenti per famiglia è calato di oltre il 25%, dal 1971 al 2006, passando da 3,24 componenti per famiglia a 2,3. Questo calo consistente si deve principalmente a due fattori: il persistente calo della fecondità registrato e l’allungamento delle aspettative di vita.
Un aspetto destinato ad assumere sempre maggiore rilievo, in ogni caso, è dato dalla presenza degli immigrati, non solo per le dimensioni raggiunte (ad esempio, gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado con cittadinanza non italiana sono il 10% del totale), ma per le caratteristiche demografiche che li differenziano profondamente dalla popolazione locale. Infatti:
- il tasso di natalità per la popolazione indigena è 8‰ e per la popolazione immigrata 23‰, quasi tre volte quello delle locali;
- l’indice di vecchiaia (numero di ultrasessantacinquenni per ogni 100 appartenenti alla classe 0-14 anni) per la popolazione indigena è 183 e per la popolazione immigrata 14;
- i minori sul totale della popolazione sono il 15% fra la popolazione indigena, e il 22% fra la popolazione immigrata.
torna all'indice  |
2.2.2. Lo Stato di Salute della Popolazione
La speranza di vita alla nascita in Regione nel 2008 è di 84,1 anni per le donne e di 78,8 anni per gli uomini, guadagnando dal 2002, rispettivamente, 1,3 anni e 1,9 anni di vita attesi.
La domanda assistenziale della popolazione residente in Regione si è esplicitata per l’anno 2007 in: 467.288 accessi ai posti di Pronto Soccorso, dei quali 63.949 presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Udine e 54.900 presso l’Azienda Ospedaliera di Pordenone; 31.187 utenti trattati con servizio Infermieristico Domiciliare, di cui 6.401 (20,6%) nella Provincia di Pordenone, e 13.863 (44,5%) nella Provincia di Udine e 201.597 dimessi da ricovero ordinario o day-hospital.
torna all'indice  |
2.3 Le strutture sanitarie e assistenziali
In base al rapporto sul Servizio Sanitario regionale per l’anno 2007 predisposto dall’Agenzia Regionale della Sanità, alla fine dell’anno 2007 in Regione si contavano 787 posti letto in Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), ovvero 2,8 posti letto per mille residenti con età superiore a 65 anni, la Provincia di Pordenone contava 153 posti letto mentre la Provincia di Udine 288, 55 dedicati in ‘hospice’, dei quali 17 a Pordenone e 8 nell’intera provincia di Udine.
Le strutture residenziali per anziani (ex L.R. 33/88) erano a tale data 101, con 5.897 posti letto per non autosufficienti e 2.200 posti letto per autosufficienti, mentre le strutture residenziali per anziani autorizzate ex L.R. 19/97 erano 89 per un totale di 2.333 posti letto. In totale in tali strutture vi erano 10.430 posti letto, con una percentuale di 37,1 posti letto ogni mille abitanti di età superiore ai 65 anni.
A livello provinciale, in Provincia di Pordenone, l’Azienda Ospedaliera Santa Maria degli Angeli disponeva nel 2007 di 464 posti letto ordinari e 61 in day-hospital, con un tasso di occupazione pari al 78,9% e, rispettivamente, al 57,2%. Il C.R.O. di Aviano ha mantenuto invariato il numero di posti letto ultimi tre due anni (108 ordinari e 42 day-hospital) con una lieve flessione del tasso di occupazione, passato da 69,7% al 67,6% per i posti letto ordinari ed un incremento dal 154,8% al 170,4% dei posti letto per day-hospital.
In Provincia di Udine, nel periodo gennaio-dicembre 2007, l’attuale Azienda unica Ospedaliera ed Universitaria di Udine contava 940 posti letto ordinari, 151 posti letto per day-hospital. Elevati risultano i tassi di occupazione dei posti letto sia per i ricoveri ordinari, 86,9%, sia per day-hospital, pari al 173% (su di una media regionale pari al 73,3% per i ricoveri ordinari e del 104,2 per quelli in day-hospital).
Nel 2007, i medici di medicina generale erano 1.024 sul territorio regionale, di cui 233 nella ASS6 di Pordenone, 297 nella ASS 4 di Udine, 71 nella ASS3 e 87 nella ASS5.
Il personale dipendente del Servizio Sanitario Regionale ammontava alla fine dell’anno 2006 a 19.834 unità. L’Azienda Ospedaliera Universitaria di Udine con 3.832 unità risulta la maggiore struttura sanitaria pubblica per numero di dipendenti, seguita dall’azienda Ospedaliera di Pordenone con 2.901 dipendenti.
Sono 390 le farmacie operanti sul territorio regionale, nell’anno 2007, delle quali 102 in provincia di Pordenone (media 3,3 ogni 10.000 abitanti) e 180 in provincia di Udine (media 2,8).
Alla fine del 2008, sono oltre 75.000 i donatori di sangue della nostra regione, dei quali circa 50.000 nella sola Provincia di Udine, con un costante incremento nel tempo sia dei donatori che del numero delle donazioni. Nei centri specializzati della regione sono stati 87 i trapianti effettuati nell’anno 2007.
torna all'indice  |
2.4 L'Istruzione e la cultura
L’anno scolastico 2008/2009 vede iscritti complessivamente al sistema scolastico dell’intera Regione 139.736 alunni (erano 138.641 nell’anno scolastico precedente). La popolazione scolastica di cittadinanza non italiana ammonta 13.859 allievi, pari al 9,07 degli iscritti (l’8,9% degli iscritti alla scuola dell’infanzia, il 10,33% degli iscritti alla scuola primaria, il 10,51% degli iscritti alla scuola secondaria di primo grado, ed il 6,84% degli iscritti alla scuola secondaria di secondo grado).
In Provincia di Udine gli alunni iscritti sono 62.098 (rispetto ai 61.806 dell’anno precedente), mentre in quella di Pordenone gli alunni sono 36.587 (362 in più rispetto al 2007/2008).
La ripartizione degli alunni della Provincia di Udine è tale per cui il 14,5% sono iscritti alla scuola dell’infanzia, il 33% alla scuola primaria, il 19,5% alla scuola secondaria di primo grado ed il 33% alla scuola secondaria di secondo grado. Percentuali che rimangono sostanzialmente invariate negli anni.
Analoga la situazione in Provincia di Pordenone con un lieve incremento nei cicli inferiori: 11% sono gli alunni iscritti alla scuola dell’infanzia, 38% alla scuola primaria, 21% alla scuola secondaria di primo grado e 30% alla scuola secondaria di secondo grado.
Nella città di Pordenone sono anche presenti quattro corsi di laurea dell’Università degli Studi di Trieste, due di primo livello e due di laurea specialistica, in Scienze del Servizio Sociale e, rispettivamente, in Ingegneria industriale, presso i quali sono iscritti, nel corrente anno accademico, complessivamente 419 allievi.
Si segnala che l’organizzazione internazionale OCSE nel 2006 ha svolto in 59 Paesi del mondo una indagine sulle competenze degli studenti di 15 anni, sulla base di un identico questionario, in tema di competenze scientifiche. Fissato a quota 500 il parametro medio di valutazione, per l’Italia esso è risultato 475; per le scuole del Friuli Venezia Giulia 534; limitatamente ai licei del Friuli Venezia Giulia il parametro è risultato 566. In termini di confronto i risultati del Friuli Venezia Giulia sono i più alti fra quelli di tutte le regioni italiane, al livello dei grandi paesi europei (Germania, Francia); i licei del Friuli Venezia Giulia si collocano al livello dei paesi con il punteggio più alto (Finlandia – Corea del Sud).
Nell’anno accademico in corso sono 578 gli allievi iscritti al Conservatorio Musicale ‘Jacopo Tomadini’ di Udine, otto in più rispetto all’anno precedente. Di questi 453 frequentano i corsi ordinari, 103 sono iscritti ai corsi superiori (69 al triennio e 34 al biennio) e 22 al biennio di didattica.
Ancora viva e diffusa risulta, altresì, nelle comunità locali, la tradizione bandistica. Oggi si contano 16 bande attive nella Provincia di Pordenone e 44 in quella di Udine, che coinvolgono nelle loro attività complessivamente oltre 2.000 strumentisti, di ogni età.
Altrettanto capillarmente diffusi nel territorio friulano risultano i cori e le associazioni corali: alla fine dell’anno 2008, 132 erano i cori legalmente costituiti ed operanti nella provincia di Udine, 76 quelli in provincia di Pordenone. Si stima che siano oltre cinquemila le persone coinvolte stabilmente nell’attività di tali organismi culturali, alcuni dei quali da diversi anni sono stabilmente riconosciuti ai vertici della produzione musicale nazionale.
Secondo la classificazione standard risultano attualmente registrati ed aperti al pubblico 41 musei nella provincia di Udine ed 11 in quella di Pordenone, anche se la rete museale della provincia di Udine (progetto sostenuto dalla Fondazione e realizzato per il tramite del Consorzio Friuli Formazione) presenta 83 siti catalogati (comprendendo anche mostre permanenti, pinacoteche e raccolte di reperti, oggetti e materiali, sia pubblici che di proprietà di privati). Nella destra Tagliamento sono circa 40 i siti catalogati.
Attualmente nella nostra Regione sono censite con codice bibliotecario nazionale e regolarmente aperte al pubblico 498 fra biblioteche e fondi speciali, (pubblici e privati, specie ecclesiastici): di queste 67 sono presenti in Provincia di Pordenone e 194 in Provincia di Udine.
torna all'indice  |
2.4.1 L'Università degli Studi di Udine
L’Università di Udine, nell’anno accademico in corso, ai articola in 10 facoltà, 28 dipartimenti, ed offre 39 cori di laurea triennale (di cui 4 a Gorizia e 4 a Pordenone) e 48 di laurea magistrale (di cui 5 a Gorizia e 2 a Pordenone). Gli studenti sono 16.620, per tre/quarti provenienti dal Friuli Venezia Giulia, ospitati in sei sedi, Gorizia (con 1555 studenti), Pordenone (1083), Gemona del Friuli, Cormons, Mestre e, ovviamente, Udine.
Dal 1978 si contano quasi trentamila laureati, e, dalle indagini statistiche nazionali risulta che più di un laureato su due dell’Università trova lavoro a un anno dal conseguimento del titolo triennale, contro la media nazionale del 45,5%.
Un’offerta didattica qualificata, che comprende anche la Scuola Superiore (che ogni anno registra mediamente 110 domande per 18 posti disponibili), 20 master universitari, 31 Scuole di Specializzazione e 19 Corsi di Dottorato di Ricerca per 165 posti disponibili.
Nell’anno accademico in corso l’Università di Udine conta 462 docenti, 283 ricercatori, 633 fra tecnici amministrativi e collaboratori ed esperti linguistici (di cui 94 a tempo determinato), 1.356 tra assegnisti di ricerca, specializzandi e dottorandi. L’Università di Udine si stima coinvolga circa 20 mila persone.
Nel campo della ricerca, di base e applicata, l’Università è presente attraverso diverse strutture ad alta specializzazione, quali l’Azienda agraria universitaria, l’Azienda ospedaliero-universitaria, i consorzi ‘Friuli Formazione’, ‘Cirmont’ e ‘Friuli Innovazione-Centro di ricerca e di trasferimento tecnologico’, che gestisce anche il Parco scientifico e tecnologico di Udine. Gli indicatori di trasferimento tecnologico pongono il nostro Ateneo tra i migliori d’Italia. Il portafoglio brevetti ha raggiunto la quota di 58 domande di tutela depositate, di cui 29 commercializzate. Dal 2002 al 2008 sono 22 le imprese spin-off dell’Università.
Di particolare successo, in termini di risultati e di partecipazione, la manifestazione ‘Start Cup’: è una competizione tra idee imprenditoriali innovative, promossa dall’Università degli Studi di Udine e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone.
L’Ateneo mantiene collaborazioni con circa 200 atenei dell’Unione Europea per la mobilità studentesca. È stato, infine, recentemente avviato anche un master europeo con l’Università della Sorbona nel settore delle arti.
torna all'indice  |
2.4.2 Le minoranze linguistiche storiche
La Legge 482/1999 ha riconosciuto la presenza nel Friuli Venezia di ben tre minoranze linguistiche storiche: friulana, slovena e germanofona. Di queste la più diffusa è certamente quella friulana, che si stima venga parlata da circa 600.000 persone. Più ridotta la diffusione della lingua slovena, che, nel territorio della Provincia di Udine è diffusa prevalentemente nei comuni posti lungo la fascia confinaria orientale. La presenza dei ceppi linguistici germanofoni, infine, è registrata solo in cinque comuni della montagna friulana: Tarvisio, Sauris, Paluzza (frazione di Timau), Malborghetto-Valbruna e Pontebba.
torna all'indice  |
2.5 Il lavoro
Il 2008 è stato un anno dall’andamento contrastante, con un primo semestre che prosegue la tendenza alla crescita degli anni precedenti ed un secondo che segna un sostanziale peggioramento di tutti i principali indicatori dell’occupazione.
In base alle rilevazioni Istat il tasso di occupazione (15-64 anni) nel Nord Est nel terzo trimestre 2008 si attesta al 68,2% e in Friuli Venezia Giulia al 65,3%, con un tasso maschile che in Regione risulta pari a 74,7% e femminile pari a 55,7%. I tassi di disoccupazione registrati nello stesso trimestre risultano pari a 2,4%, quello maschile, e 6,7% quello femminile.
Gli occupati in regione alla fine dell’anno 2008 sono 522.000. In particolare, nel primo semestre l’occupazione si è accresciuta di 7 mila, con una sostanziale stabilità degli indici degli ammortizzatori sociali. Nel secondo semestre, invece, è diminuita di oltre 10 mila unità e sono cresciute le domande per gli interventi di sostegno pubblici.
Gli occupati nel settore dell’industria risultano stabili (148.000 unità) rispetto all’anno precedente, in calo gli addetti nel settore dei servizi (con una perdita di circa 12 mila addetti), e nell’agricoltura (meno mille), compensati in parte dall’incremento nel settore del commercio (più 6 mila) e delle costruzioni (più 2 mila). In generale, aumentano le posizioni di lavoro indipendenti e calano quelle dipendenti. Il calo delle assunzioni per i lavoratori italiani è di poco superiore al 12%, a fronte di una riduzione superiore al 27% per i lavoratori non italiani.
Per quanto attiene agli ammortizzatori sociali, le domande relative all’indennità di disoccupazione salgono del 21,2%, quelle di mobilità del 26,57 % e quelle di cassa integrazione del 13,25%.
Per il 2009 anche il numero dei disoccupati è destinato a crescere sia a causa della diminuzione dell’occupazione che, in conseguenza, dei giovani che si affacciano per la prima volta al mercato e non trovano lavoro. Nel primo semestre 2009 si prevede un consistente incremento della cassa integrazione ordinaria, mentre nel secondo è prevista una notevole ripresa della straordinaria.
torna all'indice  |
2.5.1 La produzione
Il PIL regionale, stimato ad oltre 1,6% nei primi mesi del 2008, è progressivamente scivolato nel corso dell’anno superando la soglia psicologica dello zero, attestandosi definitivamente sul valore di - 0,3%. Per il 2009 si prevede un ulteriore calo che attualmente viene stimato tra il -1 ed il -2,2%. Soltanto per il 2010 si prevede una fase di ripresa, di qualche punto decimale.
Il PIL pro capite del Friuli Venezia Giulia corrisponde ad un valore di circa 29.000 euro, superiore del 12,3 % rispetto alla media nazionale.
Notizie non positive, parimenti, giungono da numerose imprese operanti nei settori chimico e della gomma-plastica. Anche il settore edilizio, dopo oltre 10 anni di crescita ininterrotta, presenta un calo della domanda ed una pur lenta caduta dei prezzi. Per la contrazione degli investimenti da parte delle famiglie, in difficoltà anche il settore del legno e dell’arredo, con conseguenti ripercussioni anche sull’indotto, primi fra tutti gli spedizionieri e gli autotrasportatori.
Alla fine dell’anno 2008, risultano attive in regione 100.423 imprese, con una riduzione dello 0,67 rispetto all’anno precedente. Le imprese attive costituiscono l’1.89 % di quelle operanti sull’intero territorio nazionale. 48.728 sono le imprese attive in Provincia di Udine, pari al 48,52 dell’intera regione.
La difficile fase congiunturale viene confermata da una serie di dati tra cui il traffico autostradale, che nel mese di febbraio 2009 registrano una riduzione del traffico leggero del 6,38% rispetto all’anno precedente. Tutte le previsioni concordano nel segnalare le difficoltà per una ripresa delle esportazioni nell’anno 2009 e nel prevedere una ripresa già nel corso del 2010.
torna all'indice  |
2.6 Il settore bancario
Nel Friuli Venezia Giulia sono presenti, nel 2008, 26 banche con 955 sportelli. Gli sportelli sono aumentati di numero in Provincia di Pordenone – più 6 con 229 sportelli in totale – e 7 in Provincia di Udine – con 471 sportelli. La loro presenza si diffonde su 31 comuni, dei 49, presenti nel territorio della destra Tagliamento e su 111, de1 137 appartenenti al territorio della Provincia di Udine.
Nell’anno 2008 i prestiti bancari, al netto delle erogazioni alle società finanziarie e assicurative, hanno rallentato rispetto all'anno precedente: la minore crescita dei finanziamenti alle famiglie ha riguardato sia i mutui, sia il credito al consumo, mentre i prestiti alle imprese hanno risentito dell'andamento della congiuntura regionale.
Nel contempo, le posizioni con rate scadute o relative alla clientela in una situazione di temporanea difficoltà hanno registrato un sostenuto incremento. La raccolta presso le famiglie consumatrici ha ulteriormente accelerato, con una crescita particolarmente accentuata per la componente obbligazionaria
Alla data del 30 settembre 2008, la Banca d’Italia informa che gli impieghi totali (compresi pronti conto termine) espressi in milioni di euro, ammontano, nella regione, a 30.157 milioni di euro (erano 28.175 al 30.09.2007). Le sofferenze superano i 723 milioni di euro per oltre diecimila fra persone fisiche e giuridiche.
I depositi, alla stessa data, risultano pari a 18.398 milioni di euro (erano 18.492 al 31 dicembre 2006): una crescita sospinta dai titoli di Stato e dalle obbligazioni non bancarie, mentre la raccolta complessiva presso le famiglie consumatrici ha frenato rispetto all’esercizio precedente.
torna all'indice  |
2.7 Il volontariato
La Legge 266/1991 dispone che le Fondazioni di origine bancaria accantonino una parte degli utili di bilancio in favore dei fondi regionali destinati a sostenere le attività svolte dai centri di Servizio per il Volontariato.
Il Fondo regionale è amministrato da un Comitato di gestione, cui partecipano i rappresentanti delle Fondazioni, delle associazioni di volontariato, delle istituzioni nazionali, regionali e locali.
Le profonde radici storiche del volontariato friulano hanno portato alla costituzione, nell’anno 2000 dell’Associazione interprovinciale di organismi denominata "Centro Interprovinciale Servizi i Volontariato Friuli Venezia Giulia", partecipata anche dalla quattro amministrazioni provinciali ed a cui oggi aderiscono oltre 300 associazioni.
Complessivamente sono 964 le organizzazioni di volontariato iscritte al registro regionale all’inizio del corrente anno, ma se ne contano oltre 1.650 operanti nei più diversi campi: sanitario, sociale, culturale, della protezione civile, dell’ambiente e nella cooperazione internazionale. Stime attendibili indicano che attualmente vi operano circa 30.000 unità con una media di 36 volontari per ciascuna associazione. A questi vanno aggiunti gli 11.000 volontari della protezione civile e almeno altri 10.000 appartenenti alle associazioni non iscritte, per un totale di circa 50.000 volontari in regione. Il maggio numero di associazioni di volontariato è presente nella provincia di Pordenone (33%), seguita da Udine (30%). La pluralità dei servizi di volontariato si rivolge in particolare a tre categorie di utenza: al primo posto i malati, al secondo gli anziani e al terzo, leggermente distaccati, i giovani.
Nel novero delle associazioni che operano per la promozione del territorio e che organizzano annualmente centinaia di eventi e manifestazioni di grande attrazione, un ruolo di rilievo hanno assunto le Pro Loco: sono attualmente 225 quelle censite dall’Associazione regionale che le riunisce e si stima che siano oltre 35 mila i volontari coinvolti.
torna all'indice  |
2.8 L'emigrazione
La Fondazione CRUP ritiene essenziale il ruolo svolto dalle associazioni rappresentative dei corregionali all’estero che consentono di mantenere vivi i caratteri dell’identità ed il legame con la Piccola patria. Sono 3.734.2428 i cittadini italiani residenti all’estero secondo i dati dell’Anagrafe degli Italiani residenti all’estero (AIRE), aggiornati all’aprile 2008, anche se il ‘Rapporto - Italiani nel Mondo 2008’ stima che la collettività italiana allargata all’estero sia superiore a 60 milioni e più di persone.
Rispetto ai dati ufficiali, circa 134.908 sono gli iscritti nelle all’AIRE del Friuli Venezia Giulia, così suddivisi per Paesi di residenza: Argentina 19,6%, Francia 14,5%, Svizzera 11,9 %, Germania 6,6%, Belgio 6,5%, Canada 5,1%, Australia 4,7%, Sud Africa, 2,8%, ecc..
Va rilevato che più della metà degli italiani all’estero (oltre il 54%, pari a circa 2 milioni di persone) è costituita da giovani al di sotto dei 35 anni. La maggior parte di questi giovani è concentrata in Europa (1,2 milioni, pari al 60,6% del totale, all’incirca 3 su 5), un continente non solo più vicino ma anche più affine culturalmente: è qui che i giovani studiosi, i lavoratori e i professionisti trovano maggiori opportunità di formazione e di avviamento occupazionale, grazie anche al supporto di specifici programmi di ricerca e di scambio in ambito comunitario.
Da un’indagine risulta che a cinque anni dalla laurea le ragioni dell’emigrazione (definitiva e a lungo termine) sono dovute, in quasi la metà dei casi, alla ricerca di migliori condizioni di lavoro solitamente presso grandi aziende. Un fenomeno che coinvolge anche le province di Udine e Pordenone e che viene registrato dall’apertura di sempre nuovi ‘Fogolârs Furlans’ nei più diversi paesi (dall’Inghilterra al Perù, dalla Cina alla Romania), costituiti da imprenditori, manager, professionisti e tecnici qualificati operante nei settori dell’industria, della finanza e del commercio internazionale.
Fonti dati:
- I.S.T.A.T. – Istituto nazionale di Statistica
- Rapporto sul Servizio Sanitario Regionale – anno 2007, Agenzia Regionale della Sanità);
- Bollettino Statistico della Banca d’Italia;
- Annuario degli Italiani nel Mondo – Edizione 2008;
- Università degli Studi di Udine;
- Università degli Studi di Trieste;
- Ufficio Scolastico regionale del Friuli Venezia Giulia;
- Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Agenzia del Lavoro
- AISCAT – Traffico autostradale società Autovie Venete
- Fondazione CREF – Udine
- INVALSI – L’organismo ufficiale del Ministero Italiano della Pubblica Istruzione per la Valutazione delle Scuole).
torna all'indice  |
3. L'ASSETTO ISTITUZIONALE
Il 2008 è coinciso con la scadenza del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale e, in buona sostanza, con la conclusione di un importante periodo di decennale lavoro del Presidente Antonini Canterin e di buona parte dei Consiglieri.
L’Organo di Indirizzo, statutariamente chiamato ad eleggere i nuovo organi, si è riunito il 10 dicembre 2008 dinnanzi al notaio Panella di Udine, che ha redatto il verbale della seduta.
Un difficile compito quello di scegliere il nuovo Consiglio, considerata l’importanza di assicurare una sostanziale continuità di gestione, nel rispetto del principio della territorialità e dell’equilibrata distribuzione delle risorse, in un momento in cui la crisi finanziaria non poteva che evocare armonia, spirito di collaborazione e senso di responsabilità.
Per i rinnovi hanno trovato applicazione le procedure di cui all’art. 16 dello statuto e l’elezione è avvenuta sulla base di liste uniche presentate dai componenti dell’Organo di Indirizzo, a testimoniare la condivisione e l’assenza di incertezza circa i nominativi proposti.
Sono stati 4 i Consiglieri confermati dal precedente triennio, tutti quelli che statutariamente non avevano raggiunto il limite massimo di mandati (Comelli, Faleschini, Politi Tomasini), altri 6 nominati all’interno dell’Organo di Indirizzo (Chiarotto, Cignacco, Insacco, Musolla, Pezzetta, Tosolini), mentre l’11° individuato nel Direttore della Fondazione (D’Agostini).
Sono stati confermati il Presidente del Collegio Sindacale, i due Sindaci effettivi e i due Sindaci supplenti.
Il nuovo Consiglio e il Collegio Sindacale resteranno in carica per un triennio a decorrere dal 1° gennaio 2009 e verranno a scadere alla data di approvazione del bilancio al 31 dicembre 2011 (quindi nel mese di aprile 2012) da parte dell’Organo di indirizzo.
L’Organo di Indirizzo rimarrà in carica sino a metà novembre 2011.
|