1. IL QUADRO GENERALE
1.1. Lo scenario economico e i mercati finanziari
1.2. Le economie mondiali
1.3. Il petrolio e le materie prime
1.4. L'Inflazione, i tassi di interesse ed il mercato obbligazionario
1.5. I mercati azionari
2. IL PATRIMONIO
2.1. Le gestioni esterne
2.2. La gestione diretta
3. L'EVOLUZIONE PREVEDIBILE DEI MERCATI
3.1. Il mercato obbligazionario
3.2. Le valute
3.3. Il mercato azionario
3.4. I primi mesi del 2009
4. LE PARTECIPAZIONI FINANZIARIE
4.1. La partecipazione in Intesa San Paolo S.p.A.
4.2. La partecipazione in Cassa Depositi e Prestiti S.p.A.
4.3. La partecipazione in Sinloc - Sistema Iniziative Locali S.p.A.
1. IL QUADRO GENERALE
1.1. Lo scenario economico e i mercati finanziari
Il 2008 ha rappresentato un anno di svolta nelle dinamiche economiche e finanziarie. La degenerazione della crisi originata dai mutui sub-prime durante il mese di agosto del 2007 ha prodotto una tempesta di carattere sistemico, che ha messo in ginocchio le istituzioni finanziarie e minato i meccanismi di trasmissione delle politiche economiche, con un conseguente coinvolgimento di tutti i settori, anche quelli industriali. Il risultato è stato quello di entrare in una profonda recessione, la più significativa degli ultimi decenni, manifestata nei numeri solo a fine 2008 e anticipata da una fortissima caduta delle quotazioni azionarie e delle obbligazioni (corporate). Nella seconda parte dell’anno, ed in particolare dopo il fallimento di Lehman Brothers, la criticità dei mercati finanziari si è ulteriormente intensificata e tuttora non sembra essersi arrestata.
Sul fronte macroeconomico dopo un primo semestre sostanzialmente positivo, nella seconda parte dell’anno si sono evidenziati i riflessi della crisi sull’attività economica. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale è cresciuto del 3,9% (rispetto al 5,4% del 2007).
Il grave dissesto delle istituzioni finanziarie ed il costante aggravarsi della situazione economica, hanno richiesto una serie di interventi eccezionali di carattere sia monetario che fiscale, volti al salvataggio di alcuni intermediari finanziari, anche attraverso piani di nazionalizzazione. Tali piani, in diversi casi sono in fase di attuazione rendendo comunque incerti i tempi e le modalità di efficacia.
| Scenario Economico e Finanziario nel 2008 |
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Usa |
Uem |
Germania |
Italia |
Giappone |
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| Var. macroeconomiche (val.%) |
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| Pil (var % annua)* |
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| Inflazione |
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| Tassi interesse (media annua) |
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| Tassi a 3 mesi |
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| Rendimenti a 10 anni |
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| Mercati Fin.(vr.% fine periodo) |
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| Tassi a 3 mesi |
|
| Rendimenti a 10 anni |
| -38,5 |
-46,3 |
-40,4 |
-49,5 |
-41,8 |
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| * Previsione Prometeia (Rapporto di Previsione gen_09) |
Le peculiarità di questa crisi hanno determinato, sui mercati finanziari, importanti rotture strutturali, che ne condizioneranno gli andamenti anche nei prossimi anni. La crisi di fiducia nelle istituzioni finanziarie ha comportato un blocco della circolazione della liquidità tra le istituzioni stesse, generando uno spropositato aumento dei tassi interbancari, solo di recente parzialmente assorbito. Si è drasticamente ridotta la domanda di obbligazioni corporate, generando una caduta delle quotazioni di questi titoli degna dei mercati azionari.
La caduta delle quotazioni è stata compresa tra il 40% e il 50% sui mercati borsistici dei paesi industrializzati, mentre sui mercati dei paesi emergenti si sono osservati crolli anche più intensi, soprattutto nelle aree maggiormente rischiose dal punto di vista economico e finanziario, come l’Est Europa. La criticità dei mercati azionari, è stata guidata dai titoli finanziari, le cui cadute sono state in qualche occasione drammatiche (con perdite anche del 90%).
La generale minore tolleranza per il rischio si è tradotta in una corsa verso i titoli di Stato, considerati bene rifugio. Nell’area dell’Unione Europea gli indici dei titoli governativi sono cresciuti in media del 9% circa. Tuttavia, i piani di intervento pubblico di salvataggio delle istituzioni finanziarie, che tutti i Paesi hanno messo in atto, si sono tradotti in andamenti anche sensibilmente divergenti tra i vari Paesi.
Tali dinamiche qualificano l’attuale momento come il più difficile da quando è nata l’Unione Monetaria Europea, oltre a costituire un importante banco di prova per i prossimi cicli economici.
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1.2. Le economie mondiali
Negli Stati Uniti la crescita media del Prodotto Interno Lordo nel 2008 si è attestata all’1,3%; si segnala però la caduta dell’attività economica nel quarto trimestre dell’anno (-1% rispetto al trimestre precedente).
Le determinanti cause dell’attuale fase congiunturale sono costituite dal proseguimento della caduta degli investimenti, alla quale si è associata la caduta dei consumi, in funzione della costante riduzione del reddito disponibile e del peggioramento del mercato del lavoro. Il clima di fiducia si trova ai minimi storici e la ricchezza finanziaria risulta essere fortemente minata dopo la caduta delle quotazioni finanziarie. Le minori pressioni sui prezzi internazionali, oltre alla caduta della domanda interna, hanno determinato una progressiva riduzione dell’inflazione che nella media del 2008 resta ancora elevata (3,8%), mentre negli ultimi mesi del 2008 ed in questo inizio 2009 tende verso valori negativi.
In questo contesto la Federal Reserve ha operato una politica fortemente espansiva portando i tassi di riferimento allo 0,25%. Sui mercati monetari la percezione del rischio sistemico ha portato i tassi a mantenersi costantemente al di sopra dei tassi ufficiali; attualmente essi si collocano all’1,2%-1,3%, circa 1 punto percentuale superiori ai tassi di riferimento.
Nell’Eurozone la crescita economica media del 2008 si è attestata attorno allo 0,8%, ma anche in questo caso si registra una caduta dell’attività economica nel quarto trimestre pari all’1,5% rispetto al trimestre precedente. Anche l’area dell’ Uem ha sofferto la minore dinamica della domanda mondiale, mediante una riduzione delle esportazioni in un contesto di domanda interna in peggioramento. La Banca Centrale Europea, tradizionalmente più attenta al controllo dell’inflazione, è intervenuta in senso espansivo ma con minore intensità rispetto agli Stati Uniti. Le attuali dinamiche dei mercati monetari risultano coerenti con le aspettative di ulteriori riduzioni dei tassi nei prossimi mesi, anche in seguito alla discesa dell’inflazione, che si sta portando attorno all’1%, mentre nella media del 2008 si era attestata al 3,3%.
In Giappone i dati economici recenti sono stati particolarmente negativi segnalando come in quest’area la recessione sia tra le più intense nell’ambito dei paesi industrializzati. Il Pil è caduto nel quarto trimestre del 3,3%, portando la crescita del 2008 a -0,7%. Durante tutto lo scorso anno sono risultati in caduta gli investimenti privati, mentre i consumi hanno evidenziato fasi altalenanti ma tendenzialmente in peggioramento. Il contributo maggiore ai dati negativi del quarto trimestre è stato fornito dalla sensibile caduta delle esportazioni, che riflette la debolezza di tutta l’area asiatica.
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1.3. Il petrolio e le materie prime
Il greggio è ritornato sui valori dei primi anni ’90: questa condizione contribuisce a favorire la ripartenza dell’economia.
Dopo anni di continui rialzi anche le materie prime – commodities - registrano un forte arretramento dei prezzi; particolarmente significativo risulta essere quello relativo ai prodotti energetici che avevano peraltro registrato i rincari più importanti negli ultimi anni.
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1.4. L'inflazione, i tassi di interesse ed il mercato obbligazionario
Dopo anni di trend moderatamente rialzista, i prezzi hanno mostrato una brusca inversione di tendenza, derivante soprattutto dal forte tracciamento delle materie prime.
In prospettiva peserà sull’andamento dei prezzi anche una domanda molto debole: il timore è che nei prossimi mesi il processo disinflazionistico possa trasformarsi in deflazione. Evidenze per ora non ce ne sono, ad eccezione del Giappone che ha convissuto con questo fenomeno per anni.
In questo contesto non stupisce che le attese degli operatori sui tassi a breve termine si riducano sempre di più: per l’area Euro si prospettano rendimenti inferiori al 2% per quest’anno e buona parte del 2010.
Decisa revisione di valore anche dei tassi a lungo termine: molto importante quello statunitense e comunque significativo quello europeo, ma la contemporaneità di una situazione di recessione e di bassa inflazione potrebbe determinare un’ulteriore limatura dei rendimenti, soprattutto in Europa, dove la manovra monetaria non può dirsi esaurita.
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1.5. I mercati azionari
La dinamica dei mercati azionari è risultata pesantemente negativa: il Dow Jones Stoxx 50 hanno chiuso 2008 a -44,37%, la borsa di Londra ha registrato un calo del 31,33%, Parigi ha segnato un -42,68% e Francoforte un -40,37%.
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Molto deludente anche le prestazioni dei mercati italiani: lo S&P MIB è crollato a -49,53%, tra i peggiori nell’ambito dei paesi industrializzati. |
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Decisamente negativi anche i mercati azionari statunitensi: il Dow Jones fa registrare una contrazione del 33,84%, mentre il Nasdaq è sceso del 38,49%. |
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Il Nikkey 225, indice rappresentativo della borsa giapponese, è scivolato in un pesante ribasso del 42,12%. |
Il settore bancario è risultato uno dei più penalizzati, in particolare per le vicende connesse alla crisi dei subprime che hanno comportato fallimenti, scandali finanziari ed ingenti svalutazioni dell’attivo patrimoniale in numerose banche d’investimento internazionali, nonché primari istituti di credito.
I riflessi di questa situazione sul sistema economico sono piuttosto seri e comunque non pienamente incorporati negli andamenti del 2008, come dimostra l’andamento di questa prima parte del 2009.
Nel corso del 2008, l’Euro si è deprezzato nei confronti del Dollaro americano del 4,32%, dopo aver toccato valori massimi durante l’estate. Anche nei confronti dello Yen l’Euro ha perso terreno in misura consistente: -22,28% il dato finale.
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2. IL PATRIMONIO
La definizione data alle Fondazioni di “patrimonio per la collettività”, può essere utile per comprendere meglio come il patrimonio di ogni fondazione abbia una valenza particolare, visto che rappresenta la fonte delle risorse economiche che le consentono di perseguire i propri scopi istituzionali.
Da questa consapevolezza e dalla necessità strategica di preservare e consolidare nel tempo il proprio patrimonio deriva l’esigenza di ricercare strumenti finanziari ed investimenti caratterizzati da un accettabile livello di rischio, in grado di determinare un’adeguata redditività, nonché l’attenta politica di accantonamenti sviluppata dal nostro Ente.
Nel definire gli indirizzi strategici, che devono governare la gestione del patrimonio e la politica degli investimenti, sono stati sempre perseguiti questi obiettivi:
- Preservare il valore reale del patrimonio ed incrementarlo;
- Generare un’adeguata redditività atta a sostenere le attività istituzionali;
- Diversificare le risorse disponibili;
- Realizzare la missione della Fondazione anche attraverso l’investimento patrimoniale in realtà locali presenti sul territorio di appartenenza.
Nonostante la Fondazione non si prefigga di eliminare nel breve periodo la volatilità degli investimenti – e dunque il rendimento assoluto del patrimonio nel breve periodo non costituisca un criterio di valutazione della gestione finanziaria – l’esigenza di continuità delle erogazioni va salvaguardata. A questo scopo la Fondazione ha costituito nel tempo un “fondo di stabilizzazione delle erogazioni”, da cui poter attingere per sostenere le erogazioni negli esercizi in cui il rendimento risulti inferiore a tale impiego e da alimentare in caso contrario.
Il 2008 è stato un anno di svolta nelle dinamiche economiche e finanziarie, non solo per i risultati, ma anche per le iniziative avviate sul fronte della gestione del patrimonio. In particolare, è emersa e si va consolidando una nuova modalità di gestione – Fondo Innogest e F2i ne sono un esempio - mirata a fare sistema con altre fondazioni per sostenere interventi a favore del territorio, che dispongano in questo modo di maggiori risorse e dunque maggiormente efficaci.

*Nel 2002, a seguito dell’operazione di fusione per incorporazione di Cardine Banca S.p.A. in San Paolo Imi S.p.A. si è passati da un titolo azionario non quotato ad uno quotato.
2.1. Le gestioni esterne
Le performance non positive ed altamente volatili dei mercati finanziari (azionari ed obbligazioni corporate in particolare) nel 2008 hanno pesantemente condizionato i risultati di gestione, che hanno fatto segnare delle perdite, con un consistente peggioramento nell’ultima parte dell’anno, contestualmente all’aggravarsi della crisi.
L'intensificarsi della congiuntura negativa ha impattato inevitabilmente su tutte le forme di risparmio gestito e ha vanificato, nel breve/medio periodo, le scelte di asset allocation strategica all’interno dei processi di pianificazione degli investimenti.
Il 2008 è stato dal punto di vista gestionale un anno caratterizzato da forti complessità ed elevati livelli di rischio sistemico che hanno penalizzato pressoché tutte le asset class: azioni, crediti, bond, strutture e loro assimilabili, strumenti alternativi, etc.
Le gestioni riflettono nei risultati le difficoltà sopra accennate, registrando risultati non soddisfacenti in termini di ritorno assoluto e relativo, controllando tuttavia, se pur nella negatività dei rendimenti, il rischio sistemico di mercato e non impattando in fallimenti o in situazioni di estrema negatività che hanno caratterizzato i mercati nel corso dello scorso anno.
Tali mandati in delega di gestione rappresentano una componente rilevante del portafoglio finanziario della Fondazione, rappresentando circa il 67% del portafoglio complessivo e risultano investiti prevalentemente attraverso strumenti obbligazionari ed emissioni governative (circa l’85%) ed azionari (10% circa).
Il costante lavoro di analisi e monitoraggio sulle società di gestione del risparmio (SGR) nonché sulla parte di patrimonio amministrata direttamente è stato analiticamente e puntualmente svolto, fornendo – tra l’altro - dettagliati report mensili al Consiglio di Amministrazione e al Collegio Sindacale. Tali monitoraggi hanno permesso di limitare le perdite complessive, a fronte di una perdita del 50% dei mercati azionari globali e di una performance positiva di circa il 4% dell’indice obbligazionario dell’area euro.
Il patrimonio non immobilizzato detenuto dalla Fondazione – alla fine dell’esercizio 2008 – ammonta a oltre 136 milioni di euro; di questi, 45 costituiscono la tesoreria, mentre 91 risultano affidati in gestione a quattro società specializzate.
Le caratteristiche di ciascun mandato di gestione si estrinsecano nei seguenti parametri di riferimento:
| Gestore |
Parametro
di riferimento |
Var. % annua |
Rendim.
lordo |
Variazione
al 31/12/2008 |
| 1 |
Indice ISTAT (come rilevato dalla pagina Bloomberg ITCPI) + 60 b.p. |
3,270 |
-2,140 |
-5,410 |
| 2 |
Euribor 3 mesi + 150 b.p.
|
6,513 |
-12,648 |
-19,161 |
| 3 |
Euribor 3 mesi + 150 b.p.
|
6,513 |
-5,000 |
-11,513 |
| 4 |
MTS Bot lordo + 200 b.p. |
6,703 |
-5,002 |
-11,723 |
| 5 |
MTS Bot lordo + 200 b.p. |
6,703 |
-4,765 |
-11,468 |
Come si evince dalla tabella seguente, la gestione effettiva degli asset ha prodotto una perdita che, in termini assoluti, risulta pari a 5,9 milioni di euro.
| Gestore |
Capitale
iniziale |
Capitale
finale |
Risultato
economico lordo |
Risultato
economico netto |
Risultato
economico in % annua |
| GESTORE 1 |
25.697,39 |
25.148,16 |
-549,23 |
-574,91 |
-2,23% |
| GESTORE 2 |
23.975,09 |
20.942,71 |
-3.032,38 |
-3.041,67 |
-12,68% |
| GESTORE 3 |
20.896,69 |
19.837,84 |
-1.058,85 |
-1.119,67 |
-5,35% |
| GESTORE 4 |
10.686,95 |
10.151,78 |
-535,17 |
-588,61 |
-5,50% |
| GESTORE 5 |
15.674,63 |
14.896,47 |
-778,16 |
-779,70 |
-4,97% |
| Totali |
96.930,75 |
90.976,96 |
-5.953,79 |
-6.104,56 |
|
In relazione ai dati sopra esposti, si evidenzia che:
- Nessun mandato è riuscito a conseguire nel corso del 2008 un risultato positivo, nemmeno quelli con obiettivo di rendimento assoluto (T/R) che dovrebbero essere gestiti secondo un approccio meno direzionale;
- I mandati sono stati tutti penalizzati prevalentemente dalla dinamica negativa della componente obbligazionaria corporate, che è stata utilizzata come strategica al fine di conseguire rendimenti superiori al tasso monetario;
- Fortemente negativa la gestione n. 2 (Benchmark) a causa dell’elevata esposizione al mercato azionario.
A causa delle forti oscillazioni dei mercati le gestioni non sono riuscite a raggiungere gli obiettivi di rendimento atteso. Sarà quindi essenziale ridurre la componente fortemente correlata alla dinamica dei mercati, incrementando strumenti a redditività certa o altamente probabile.
Almeno in questa prima parte del 2009, appare necessario che non vi siano esposizioni sensibili alla dinamica dei mercati, per poi eventualmente riacquisirle quando il quadro economico/finanziario fornirà segnali di ripresa.
Nel medio periodo i portafogli così impostati appaiono in grado di raggiungere l’obiettivo di rendimento atteso rispettando i vincoli di rischio (volatilità) definiti.
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2.2. La gestione diretta
L'anno 2008 rappresenta un anno di importanti movimentazioni finanziarie e patrimoniali. Tra le più importanti ricordiamo la partecipazione al Fondo Innogest Capital ed al Fondo Italiano Infrastrutture (F2i), nonché l’importante incremento della componente monetaria (operazioni in Pronti Termine in particolare) e la sottoscrizione di un Fondo Obbligazionario Etico.
Nel primo caso si tratta di un Fondo di “Venture Capital” per il Nord Italia, che focalizza la sua attività su imprese di fresca formazione, connotate da attività innovative, forte potenziale di crescita e carente disponibilità di fondi.
L'investimento di 5 milioni è da considerarsi di lungo termine, ma i previsti ritorni economici si possono collocare su livelli elevati. Nel secondo trattasi – invece - di un investimento pari a 1 milione di euro nel primo fondo infrastrutturale lanciato a livello nazionale e destinato a finanziare le infrastrutture del Paese. Si configura come un fondo chiuso che, dotato di un patrimonio molto consistente, potrà anche attraverso il ricorso alla leva finanziaria, finanziare la costruzione e l’ammodernamento delle infrastrutture di cui il nostro Paese ha urgente necessità, pur assicurando agli investitori ritorni economici di sicuro interesse.
Normalmente nell’ambito della tesoreria vengono amministrati i fondi necessari per consentire l’attività erogativa istituzionale e le spese di gestione ordinaria. Tuttavia, per effetto dell’incasso di dividendi, di extra dividendi e delle condizioni non favorevoli dei mercati finanziari, nell’esercizio appena trascorso le disponibilità gestite direttamente sono ammontate in media a oltre 40 milioni di euro.
Le attività complessive della Fondazione vengono idealmente suddivise in un portafoglio principale, caratterizzato da redditività persistente e da un livello di rischio contenuto ed in un portafoglio satellite destinato alla ricerca di extrarendimento e diversificazione. Il 15% del portafoglio risulta essere investito in emissioni societarie a media scadenza, mentre il 95% di questa componente è investito tramite emissioni a tasso variabile che pagano mediamente uno spread di 50 punti base sull’euribor.
L'asset allocation del portafoglio principale, infatti, è stata effettuata tenendo conto della programmazione di medio periodo, con particolare rilevanza per gli impegni in campo istituzionale, all’interno di una diversificazione che consenta di ridurre il rischio complessivo del portafoglio.
Attraverso opportuni arbitraggi e con un’ attenta asset allocation di portafoglio incentrata prevalentemente sul comparto monetario - ove sono state privilegiate le operazioni di Pronti contro Termine – la Fondazione è riuscita a contenere le perdite. Nella gestione è stato colto l’andamento negativo del mercati finanziari, aumentando in modo selettivo il comparto monetario, ove sono state privilegiate operazioni in Pronti/Termine. Nel comparto obbligazionario è continuata l’opera di arbitraggio a favore di strumenti di debito governativi quotati, a tasso variabile, contenuta vita finanziaria e facile liquidabilità.
Le politiche di investimento, perseguite tramite le gestioni esterne e la tesoreria, seppur in un anno finanziario particolarmente negativo e contrastato, caratterizzato dalla volatilità e dall’ incertezza, hanno limitato al minimo le perdite.
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3. L'EVOLUZIONE PREVEDIBILE DEI MERCATI
In un contesto di evidente difficoltà economica le risposte annunciate da parte dei Governi e dalle Autorità Monetarie sono di forte intensità, anche se permangono margini d’incertezza sul fatto che possano essere risolutorie. In particolare, in Europa i Governi stentano a trovare un piano d’azione comune, il che potrebbe ridurre l’efficacia dei provvedimenti nazionali.
Inoltre il miglioramento del contesto internazionale richiede un sistema bancario “ripulito dagli asset tossici” ancora presenti nei portafogli di alcuni intermediari e le recenti richieste del neoeletto presidente americano vanno appunto nella giusta direzione.
In Europa il quadro macroeconomico è ancora in fase di deterioramento, con diversi economisti che posizionano il “minimo ciclico” tra il secondo ed il terzo quadrimestre 2009.
Per uscire dalla crisi è molto importante anche il ruolo dei paesi in via di sviluppo e della Cina in particolare: le analisi del fondo Monetario Internazionale (FMI) evidenziano come la forte crescita mondiale degli ultimi anni sia da attribuire alle economie in via di sviluppo per più del 75%.
Il contesto di riduzione della domanda globale e dei prezzi delle materie prime in particolare ha già favorito e ancora favorirà un rapido rientro delle pressioni inflazionistiche; non trascurabile il rischio che alcune aree mostrino fenomeni deflattivi nel corso del 2009.
La Federal Reserve ha sostanzialmente completato il proprio compito attraverso gli interventi di espansione della base monetaria annunciati lo scorso mese di dicembre e l’ultimo taglio dei tassi allo 0,25%.
La Banca Centrale Europea, invece, dovrebbe proseguire la propria politica espansiva, con tagli di minore entità, in parallelo con il calo dell’inflazione.
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3.1. Il mercato obbligazionario
Il Le politiche monetarie espansive potrebbero continuare a contenere i tassi a breve, favorendo l’aumento delle emissioni governative necessarie a finanziare le politiche fiscali, il sostegno al settore finanziario ed i minori introiti derivanti dalle imposte.
Gli spread dei titoli corporate finanziari potrebbero recuperare, ove sussistano garanzie offerte dai governi in presenza di un allentamento delle tensioni sui mercati monetari.
Per le obbligazioni governative la preferenza è per la parte intermedia (da 3 a 5 anni) della curva dei rendimenti delle nazioni con indebitamento più basso, i titoli delle agenzie governative, i Supranational e le emissioni bancarie garantite dagli Stati. Per le nazioni dell’Area Euro, caratterizzate da elevati rapporti Indebitamento/PIL, si preferisce la parte breve (0-5 anni).
Permangono timori per le emittenti dei paesi emergenti e per i settori più ciclici (auto, materie prime, industria di base, etc.)
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3.2. Le valute
La stabilizzazione nel breve del rafforzamento del dollaro Usa e l’efficacia delle azioni del governo statunitense per uscire dalla crisi potrebbero controbilanciare le spinte di indebolimento del dollaro, derivanti dal forte indebitamento del bilancio federale.
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3.3. Il mercato azionario
Nonostante permangano incertezze sui risultati di bilancio delle banche, quantomeno nei primi mesi del 2009, le fasi di contrazione di breve termine della volatilità potrebbero sostenere movimenti di recupero.
Nonostante le valutazioni raggiunte offrano opportunità di investimento interessanti, viene consigliata l’allocazione in strumenti che garantiscano un’adeguata diversificazione settoriale, riservando una parte minoritaria del portafoglio all’investimento diretto in singole società quotate a larga capitalizzazione, che confermino solidi fondamentali anche in questa fase di crisi congiunturale.
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3.4. Il primi mesi del 2009
Nel primo bimestre 2009 il rendimento del portafoglio finanziario è stato pari allo +0,67% (+4% su base annua). Nonostante questo miglioramento, alcuni portafogli mantengono esposizioni a fattori di rischio che potrebbero – in scenari avversi – compromettere i risultati sin qui raggiunti.
Alla luce della recente conferma del mancato dividendo della banca conferitaria Intesa San Paolo, si ritiene opportuno ridurre la componente correlata alla dinamica dei mercati, incrementando gli strumenti a redditività certa.
E dunque, anche alla luce delle non ancora dissipate incertezze dello scenario economico e finanziario, occorrerà vigilare su una certa flessibilità gestionale ed un maggiore attivismo da parte dei gestori, allo scopo di conseguire un miglioramento della loro efficienza complessiva.
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4. LE PARTECIPAZIONI FINANZIARIE
Il patrimonio si è incrementato negli anni per effetto delle importanti operazioni finanziarie che hanno interessato in particolare la partecipazione – ora in Intesa San Paolo SpA - dei risultati ottenuti dalla gestione del patrimonio non immobilizzato e degli accantonamenti alle riserve.
Nei 17 esercizi di vita dell’Ente, il valore delle partecipazioni finanziarie sono gradualmente passate da 136 milioni di euro del 1992 ad oltre 297 milioni di euro del 2008.

4.1. La partecipazione in Intesa San Paolo S.p.A.
La quota di partecipazione della Fondazione in Intesa San Paolo SpA al 31 dicembre scorso era costituita da 78.123.256 azioni ordinarie iscritte in bilancio ad un valore di 284.051.204,00 euro, pari ad una percentuale dello 0,60% circa del capitale sociale del Gruppo bancario.
Per la Fondazione l’investimento in Intesa San Paolo rappresenta oltre il 70% del patrimonio netto; la banca in questi anni ha distribuito dividendi ordinari e straordinari assolutamente rilevanti, tanto da costituire la predominanza dei ricavi complessivi dell’Ente.
Il dividendo 2007 incassato nel corso del 2008, è stato pari a 29,6 milioni di euro (0,38 centesimi di euro per azione detenuta), in linea con quanto incassato nell’esercizio precedente.
Richiamando il comunicato stampa diramato lo scorso 20 marzo dalla Capogruppo ed alla luce della perdurante incertezza in merito alla dimensione ed alla durata della crisi dei mercati internazionali, si anticipa che Intesa San Paolo S.p.A. ha ritenuto opportuno rafforzare ulteriormente il proprio grado di patrimonializzazione e, in tale ottica, il Consiglio di Gestione ha deliberato di proporre alla prossima Assemblea ordinaria dei soci di non distribuire – per l’anno in corso – dividendi alle azioni ordinarie.
Tale partecipazione va comunque considerata come un elemento complessivamente positivo e storicamente soddisfacente, alla luce anche della disponibilità di un titolo azionario quotato sul mercato primario, anche se le problematiche finanziarie dello scorso anno, soprattutto sui titoli bancari, hanno accentuato le tematiche sulla concentrazione del rischio che interessa molte fondazioni di origine bancaria.
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4.2. La partecipazione in Cassa Depositi e Prestiti S.p.A.
La partecipazione che la nostra Fondazione detiene in Cassa Depositi e Prestiti SpA è costituita da n. 800.000 azioni privilegiate, corrispondenti ad un valore nominale di 8.000.000,00 euro, pari ad una percentuale dello 0,229% del capitale sociale della Cassa stessa, che annovera – tra le sue attività - la gestione del finanziamento degli investimenti dello Stato, delle regioni, degli enti locali, degli enti pubblici, nonché il finanziamento di opere infrastrutturali destinate alla fornitura di servizi pubblici.
Si ricorda che le fondazioni partecipanti all’aumento di capitale della Cassa hanno ottenuto garanzie circa la redditività della partecipazione e la sua liquidabilità: la prima è rappresentata dal fatto di ottenere un rendimento adeguato all’investimento, che non dovrà essere inferiore al tasso di inflazione in aggiunta ad un tasso pari al 3%. La liquidabilità è garantita dal fatto che l’eventuale recesso dovrà essere accompagnato dalla restituzione del capitale versato maggiorato dell’inflazione maturata nel periodo.
L'assemblea degli azionisti della Cassa, riunitasi il mese di aprile 2008, ha approvato in sede ordinaria, la proposta di distribuzione del dividendo nella misura del 13% del capitale sociale, che per gli azionisti privilegiati risulta superiore di 7,20 punti percentuali rispetto al rendimento preferenziale garantito del 5,80%.
La Fondazione, pertanto, ha registrato un introito di 1.040.000,00 euro, pari a € 1,30 per azione.
Si ricorda che le disposizioni contenute nello Statuto della Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., prevedono che, in caso di recesso/conversione, qualora in uno o più esercizi sia stato attribuito un dividendo superiore a quello “preferenziale”, il valore di liquidazione o di conversione venga decurtato in ragione dell’extra dividendo per ognuno dei predetti esercizi. L’Acri è intervenuta sull’argomento sottolineando la non condivisione dell’interpretazione la quale lascia ampi spazi di incertezza e quindi di contestazione.
Tuttavia ancorché tale riduzione di valore potrà eventualmente assumere rilevanza in sede di recesso e/o conversione e/o liquidazione, in funzione dell’andamento della distribuzione dei dividendi della Cassa Depositi e Prestiti SpA, si è prudenzialmente ritenuto opportuno procedere all’accantonamento del maggior dividendo percepito. Per quanto riguarda la nostra Fondazione la situazione è la seguente:
- nel 2005, dividendo percepito € 620.000, di cui € 196.000 oltre il dividendo preferenziale;
- nel 2006, dividendo percepito € 1.828.800 di cui € 1.428.800 oltre il dividendo preferenziale;
- nel 2007, dividendo percepito € 1.040.000 di cui € 632.000 oltre il dividendo preferenziale;
- nel 2008, dividendo percepito € 1.040.000 di cui € 576.000 oltre il dividendo preferenziale.
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4.3. La partecipazione in Sinloc - Sistema Iniziative Locali S.p.A.
Sinloc – Sistema Iniziative Locali SpA è una società finanziaria di partecipazione e di consulenza finalizzata allo sviluppo locale ed a iniziative di rilancio del territorio di competenza.
Grazie all’intensificazione della collaborazione con i propri azionisti ed al potenziamento dei contatti con primarie istituzioni accademiche, Sinloc SpA intende divenire un “centro di eccellenza” per lo sviluppo del Partenariato Pubblico Privato in Italia.
Gli azionisti della società sono fondazioni e Cassa Depositi e Prestiti spa.
La nostra Fondazione ha determinato la sottoscrizione di una quota del capitale della società, sottolineando – in particolare – l’utilità della diversificazione degli investimenti tra settori e soggetti di appartenenza, nonché dell’investimento di una parte del proprio patrimonio finanziario a supporto di progetti finalizzati allo sviluppo del territorio friulano.
La partecipazione detenuta in Sinloc – Sistema Iniziative Locali S.p.A. è costituita da n. 511.000 azioni - per un investimento totale di circa 5 milioni di euro – corrispondente al 10% del capitale sociale.
L’assemblea dei soci, riunitasi a Torino il 30 aprile 2008, ha approvato in sede ordinaria, la proposta di distribuzione del dividendo nella misura di complessivi 550.000,00 euro, pari a 0,11 euro per azione, che per quanto riguarda la nostra Fondazione corrisponde ad un importo pari a 55 mila euro.
Le dinamiche finanziarie connesse agli altalenanti mercati di un’economia globalizzata da un lato e le dimensioni assunte dalla massa patrimoniale di proprietà dall’altro, hanno suggerito l’opportunità di avvalersi della consulenza di una società esterna di advisory indipendente.
Tale collaborazione, iniziata lo scorso anno, si concretizza attraverso il supporto nelle principali funzioni di monitoraggio del patrimonio dell’Ente, nella definizione di un’asset allocation strategica e nella valutazione delle performance conseguite dalle società di gestione del risparmio, nonché nella fornitura di qualificati suggerimenti in ordine alle tipologie di investimento da intraprendere, anche nella prospettiva di attuare una maggiore diversificazione degli impieghi rispetto a quella attuale.
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