Moneta longobarda in oro custodita presso il Museo Archeologico di Cividale del Friuli (Ud).

Le foto delle monete d’oro longobarde fanno parte di una collezione di proprietà della Fondazione Crup e affidate in comodato al Museo Archeologico di Cividale del Friuli.
 
   
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Relazione Economica e Finanziaria

1. IL QUADRO GENERALE
1.1. Performance dei mercati finanziari ed Economia Mondiale
1.2. Economia negli Stati Uniti
1.3. Economia nell’Area Asiatica
1.4. Economia in Europa
1.5. Petrolio e materie prime
1.6. Inflazione, tassi di interesse e mercato obbligazionario
1.7. Mercati azionari

2. PATRIMONIO
2.1. Gestioni esterne
2.2. Tesoreria

3. EVOLUZIONE PREVEDIBILE DEI MERCATI

4. PARTECIPAZIONI
4.1. Da San Paolo IMI S.p.A. a Intesa San Paolo S.p.A.
4.2. Cassa Depositi e Prestiti S.p.A.
4.3. Sinloc – Sistema Iniziative Locali S.p.A.

1. IL QUADRO GENERALE

1.1. Performance dei mercati finanziari ed Economia Mondiale


L’anno 2006 ha visto i principali mercati azionari conseguire guadagni per il quarto anno consecutivo, in un contesto di persistente fiducia degli investitori verso la crescita dell’economia globale e dei profitti d’impresa.

Erano più di 30 anni che l’economia non cresceva come in quest’ultimo periodo: la forza trainante di questo processo ieri era rappresentata dalle materie plastiche e dall’elettronica, oggi dalla telematica e dalla globalizzazione.

Il quadriennio 2003-2006 è stato uno dei periodi di sviluppo più forti dell’intera storia dell’economia mondiale. Infatti, se il boom post bellico è stato superiore, quest’ultimo è più imponente sul piano dell’estensione, interessando nazioni che allora non furono minimamente toccate, rappresentando una rete di sicurezza anti recessione.

Tale crescita continua a essere trainata dagli Stati Uniti e dalle economie emergenti dell’area asiatica e le prospettive sono per un’esposizione sostenuta anche nel 2007 (stima Fondo Monetario Internazionale: +4,90%).

Le performance dei mercati azionari europei sono state buone grazie anche al recupero messo a segno dopo l’estate. Il Dow Jones Stoxx è cresciuto del 10,39%, la borsa di Londra ha registrato un aumento pari al 10,71%, Parigi è cresciuta del 17,53% cosiccome Francoforte che è salita del 21,98%.

In Italia lo S&P MIB ha guadagnato il 16,05%, il Mibtel il 19,10%, il Midex ha segnato un sorprendente +32,37%.

Positivi anche i mercati azionari statunitensi (Dow Jones + 16,29%, Nasdaq + 9,52%) e giapponesi (Nikkey 225 + 6,92%).

Infine, l’Euro si è apprezzato nei confronti del Dollaro americano dell’11,46% beneficiando della riduzione del differenziale dei tassi dopo i ripetuti tagli da parte della Federal Reserve.

Nei confronti dello Yen l’Euro ha cumulato un rialzo del 12,52%.

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1.2. Economia negli Stati Uniti

L’economia degli Stati Uniti prosegue la propria crescita, anche se a ritmi inferiori rispetto al passato, posto che lo storico problema dei deficit federale e commerciale rappresenta l’incognita più preoccupante per le prospettive di medio termine.

Gli investimenti esteri necessari a finanziare lo squilibrio della parte corrente del debito non potranno proseguire con questi ritmi, cosiccome la conclamata attitudine della famiglia americana al consumo. Tali consumi - anche se in rallentamento probabilmente temporaneo - sono in crescita da 14 anni consecutivi.

Il Prodotto Interno Lordo americano rappresenta il 28% del PIL mondiale ed il 38% delle economie industriali, mentre le borse rappresentano il 45% del quotato mondiale. La Federal Reserve sta terminando la manovra restrittiva, a fronte di un rischio inflazione non elevato. Il 2006 sarà archiviato con una crescita del 3,5%, mentre per il prossimo anno il dato dovrebbe attestarsi intorno al 3%.

Indicazioni confortanti pervengono anche dal mercato del lavoro, con un tasso di disoccupazione vicino al 5%, un livello che viene universalmente considerato di “pieno impiego” per l’economia americana. Invero, la stabilità economico/finanziaria del mondo e la crescita globale continuano a passare attraverso la complementarietà del sistema economico/finanziario statunitense.

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1.3. Economia nell’Area Asiatica

Continua a ritmi sostenuti la crescita dei Paesi Emergenti, in particolare dell’area asiatica.

Il Giappone sembra aver cominciato - durante lo scorso anno - ad uscire dal clima di depressione economica che l’ha caratterizzato in quest’ultimo decennio. I dati sui consumi evidenziano un aumentato ottimismo: l’occupazione risulta essere più stabile e la domanda al dettaglio appare in evidente miglioramento. Il mercato azionario giapponese vede incrementare le proprie valutazioni al migliorare dei dati della domanda interna ed estera, riflettendo la speranza che la Banca Centrale (BOJ) possa cominciare ad aumentare i tassi di interesse.

Per quanto concerne le altre economie asiatiche - Cina ed India in particolare - pur dopo i ragguardevoli incrementi registrati negli ultimi anni, proseguono il loro sviluppo, suscitando tuttavia qualche dubbio sulla qualità e la sostenibilità dello stesso.

Il trasferimento di centinaia di milioni di lavoratori (l’intera forza lavorativa europea) dall’agricoltura all’industria cinese, rappresenta la sfida del paese verso il benessere e la pace sociale. Il fenomeno dello svuotamento delle campagne è assimilabile a quanto accaduto in Europa a fine ottocento, quando la rivoluzione industriale permise di assorbire manodopera rurale impattando con vincoli di assenza di energia, materie prime e strutture in genere.

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1.4. Economia in Europa

La crescita europea 2006 si assesta su valori vicini al potenziale: +2,4%, nonostante il fatto che il vecchio continente non riesca ad affrontare i nodi strutturali di una produttività del lavoro non entusiasmante. Nell’ultimo decennio è evidente il ritardo nei confronti dei più dinamici valori statunitensi: minori produttività, ore lavorate e crescita pro-capite.

L’economia dell’Eurozone registra una crescita contenuta – con una domanda non forte, ma solida - nonostante l’aumento dei prezzi energetici, causato dal buon andamento della domanda estera.

La domanda interna dovrebbe crescere anche nel 2007 grazie, in particolare, alle favorevoli condizioni di finanziamento ed al previsto lento miglioramento della disoccupazione e dei salari.

La crescita media annua dell’ economia europea negli ultimi 15 anni è stata dell’ 1,80%, considerevolmente inferiore al suo potenziale, che la stessa Banca Centrale Europea dichiara essere tra il 2,25% e il 2,50%. Per cui i Paesi Core (Francia, Germania ed Italia) dovranno fare di più per restituire slancio all’intero continente.

Il quadro generale è peraltro caratterizzato da valori non omogenei: nel 2006 la Spagna si attesta al 3,4% contro l’1,5% dell’Italia. Situazione non brillante neppure in Germania, dove la domanda interna cresce poco e - per il prossimo anno - si temono gli effetti negativi dovuti dall’incremento dell’Imposta sul Valore Aggiunto.

Della ripresa economica beneficia il mercato del lavoro, evidenziando un’accresciuta propensione ad assumere da parte delle aziende. Buono sarà l’incremento della redditività aziendale con recupero degli investimenti, che restano però su livelli assoluti non elevati. Le aziende in effetti presenteranno bilanci in buona salute, grazie alle ristrutturazioni effettuate ed alla ripresa della domanda estera.

Dopo un 2006 soddisfacente, anche durante il 2007 la domanda interna si dovrebbe mantenere su livelli interessanti.

L’Europa sta diversificando la propria clientela internazionale, diventando meno vulnerabile ai rallentamenti della domanda statunitense.

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1.5. Petrolio e materie prime

Le cosiddette commodities – che rappresentano le materie prime e le merci - registrano incrementi diffusi, anche se nell’ultima parte dell’anno sono rientrati – almeno in parte - gli eccessi speculativi più recenti.

In specie:

  • Il petrolio si mantiene su livelli strutturalmente elevati; cominciano tuttavia ad entrare in funzione gli impianti messi in cantiere negli anni scorsi, contribuendo a bilanciare il rapporto tra domanda e offerta. Il trend di fondo resta comunque invariato vista la costante crescita dei Paesi Emergenti. La ricerca di fonti alternative non potrà dare risultati apprezzabili nel breve periodo, mentre le tensioni geo-politiche possono manifestarsi improvvisamente: da qui la difficoltà di ritornare ai prezzi di cinque anni addietro.


  • Le materie prime industriali registrano anch’esse rialzi importanti. Un maggior bilanciamento dovrebbe intervenire a partire da quest’anno, quando saranno disponibili gli aumenti di capacità produttiva messi in cantiere nei mesi scorsi.
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1.6. Inflazione, tassi di interesse e mercato obbligazionario

L’inflazione non rappresenta al momento un problema, nonostante i rincari nei prezzi delle materie prime intervenuti negli ultimi anni.

Le banche centrali nel corso del 2006 hanno ulteriormente ristretto le condizioni monetarie portando a termine una buona parte del lavoro programmato; qualche ritocco sarà ancora necessario soprattutto in Europa.

I tassi a lungo termine sono su livelli non particolarmente elevati e scontano prospettive di crescita economica ed inflativa abbastanza contenute; da monitorare in particolare l’inversione della curva dei tassi statunitense, segnale spesso anticipatore di forti rallentamenti economici.

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1.7. Mercati azionari

La crescita dei mercati azionari è proseguita durante il 2006 a condizioni generali invariate (petrolio\tassi), in linea con la crescita degli utili aziendali: tra il 7 ed il 10% negli Stati Uniti e tra il 5 ed il 7% in Europa.

L’ottimismo diffuso ha permesso ai maggiori indici di mercato, ed in quasi tutte le aree geografiche, di attestarsi ai massimi da circa 6 anni. Questo movimento non è stato continuo durante l’anno ma ha visto, dopo i primi 4 mesi ancora all’insegna di prezzi crescenti sulla maggioranza dei settori, una sensibile correzione al ribasso nei mesi di maggio e giugno a causa di timori verso l’aumento del costo del denaro.

Tali preoccupazioni si sono attenuate durante la seconda metà del 2006, in prevalenza grazie al calo del prezzo del petrolio, che ha migliorato lo scenario sull’inflazione.

I maggiori indici azionari hanno potuto dapprima raggiungere e quindi superare – sul finire dell’anno – i precedenti massimi pluriennali segnati a maggio. Lo scorso anno ha visto i principali mercati azionari conseguire guadagni per il quarto anno consecutivo.

Il quadro di riferimento, ovvero la poca inflazione e la crescita economica, mantengono un ambiente positivo per i mercati azionari: d’altro canto il comparto azionario non potrà continuare a crescere al ritmo degli ultimi anni.

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2. PATRIMONIO

2.1. Gestioni esterne

L’anno 2006 rappresenta un anno di straordinarie ed atipiche movimentazioni finanziarie e patrimoniali per la nostra Fondazione.

Tra le più importanti possiamo ricordare la diversificazione del portafoglio gestito tra Gestioni Benchmark e Gestioni Total/Return.

Per le prime si tratta delle tradizionali linee di gestione patrimoniale (obbligazionaria, bilanciata, azionaria e speculativa) commisurate ad un parametro di riferimento (Benchmark), che generalmente fa riferimento ad un indice delle corrispondenti categorie di investimento.

Per le seconde trattasi di una gestione specializzata a ritorno assoluto. E’ uno strumento innovativo ed è basato sull’ottimizzazione della curva di rischio/rendimento. Non è ancora molto diffuso in Italia, ma è già testato da anni nel mondo anglosassone. Questo stile di gestione utilizza parametri di riferimento più ampi e mira ad ottenere la soddisfazione del cliente in termini di ritorno assoluto sul capitale investito. I gestori si assumono l’onere di scegliere l’asset allocation del portafoglio basandosi sul rendimento atteso e sul rischio accettato dal cliente. La principale novità sta nella grande elasticità e discrezionalità delle scelte del gestore. Le Total Return, in pratica, “prescindono” dagli andamenti dei mercati finanziari e promettono un determinato rendimento anche in caso di performance non postitive degli stessi.

Un costante lavoro di analisi e monitoraggio sulle società di gestione del risparmio (SGR) nonché sulla parte di patrimonio amministrata direttamente è stato svolto con report mensili al Consiglio di Amministrazione.

Il patrimonio non immobilizzato detenuto dalla Fondazione – alla fine dell’esercizio 2006 – ammonta a circa 108 milioni di euro; di questi, 21 costituiscono la tesoreria, mentre 87 risultano affidati in gestione a quattro società specializzate.

Le caratteristiche di ciascun mandato di gestione tendono a salvaguardare l’integrità del patrimonio ed a supportare il finanziamento delle iniziative istituzionali della Fondazione; esse si estrinsecano nei seguenti parametri di riferimento:

Gestore Parametro di riferimento Variazione al 31/12/2006
1 Indice ISTAT (come rilevato dalla pagina Bloomberg ITCPI) + 60 b.p.

+0,260%

2 Euribor 3 mesi + 150 b.p.
+0,883%
3 Euribor 3 mesi + 150 b.p.
-1,080%
4 MTS Bot lordo + 200 b.p. -2,100%
5 MTS Bot lordo + 200 b.p. -1,260%

Come si evince dalla tabella seguente, la gestione effettiva degli asset ha prodotto una rendita che, in termini assoluti, risulta di circa 3 milioni di euro ed in termini percentuali pari ad una media ponderata del 3,52% su base annua.

Gestore Capitale iniziale Capitale finale Risultato economico netto Risultato economico in % annua
GESTORE 1 24.164,96 24.824,63 659,67 2,70%
GESTORE 2 19.606,80 20.600,20 993,40 5,00%
GESTORE 3 20.000,00 20.599,45 599,45 2,90%
GESTORE 4 10.000,00 10.190,99 190,99 1,90%
GESTORE 5 10.261,25 10.581,17 319,92 3,10%
Totali 84.033,01 86.796,44 2.763,43 3,20%
(Gli importi sono espressi in migliaia di euro).

In relazione ai dati sopra esposti, si evidenzia che:
  • in seguito alla nuova politica aziendale della Capogruppo, la gestione n. 1 - ha variato denominazione e ragione sociale durante il mese di novembre u.s.;
  • durante il mese di gennaio 2006 è stata accesa una nuova gestione - la n. 5;
  • il risultato economico netto - riferito alla gestione n. 2 - comprende anche le Commissioni di Overperformance pari a € 58.029.
In relazione all’andamento dei mercati ed alle complesse scelte e vicende connesse al riassetto dei fondi disponibili, si ritiene che tale risultato economico finale possa essere considerato positivamente.

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2.2. Tesoreria

Normalmente nell’ambito della tesoreria vengono amministrati i fondi necessari per consentire l’attività erogativa istituzionale e le spese di gestione ordinaria. Tuttavia, conseguentemente alla dismissione/apertura di alcune gestioni e per effetto dell’incasso dei dividendi, nell’esercizio appena trascorso le disponibilità gestite direttamente sono ammontate in media a circa 27 milioni di euro.

Nella gestione è stato colto il positivo andamento dei mercati finanziari, aumentando in modo selettivo il comparto azionario, ove sono stati privilegiati titoli ad elevato dividendo e buoni valori fondamentali. Nel comparto obbligazionario è continuata l’opera di arbitraggio a favore di strumenti di debito quotati, a tasso variabile, contenuta vita finanziaria e facile liquidabilità, in vista delle acquisizioni operate a fine anno in Sinloc – Sistema Iniziative Locali S.p.A. e Banca Popolare di Cividale scarl, nonché per l’acquisto di una parte del patrimonio artistico dell’ ex Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone S.p.A.

Il risultato economico lordo della gestione diretta ha superato 1,4 milioni di euro, corrispondente ad una percentuale del 5,36%.

Le politiche di investimento, perseguite dalla Fondazione tramite le gestioni esterne e la tesoreria, hanno raggiunto gli obiettivi prefissati, assicurando in particolare la sostanziale integrità del patrimonio.

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3. EVOLUZIONE PREVEDIBILE DEI MERCATI

L’economia globale attende una conferma durante il 2007 dello scenario di espansione avviato, pur se con tassi di crescita del PIL probabilmente inferiori a quelli del 2006.

Questo rallentamento dovrebbe essere più sensibile negli Stati Uniti, coinvolgendo comunque anche Giappone ed Europa, mentre i Paesi Emergenti dovrebbero confermare una forte crescita.

I principali rischi a questo scenario derivano da un rallentamento più marcato del previsto negli Usa, dall’acuirsi di tensioni geopolitiche e da crisi di liquidità a livello internazionale.

Le più autorevoli società di analisi finanziaria mondiale ritengono relativamente bassa la probabilità che tali rischi provochino squilibri globali; quotati analisti ravvisano ancora maggior valore nel comparto azionario specie in confronto ai rendimenti obbligazionari.

La crescita dei profitti societari è attesa tuttavia in linea con quanto previsto per il Prodotto Interno Lordo e pertanto i potenziali guadagni dovrebbero risultare mediamente più bassi del 2006.

Un sostegno ai mercati dovrebbe giungere anche dalle maggiori banche centrali. La Federal Reserve ha concluso il ciclo restrittivo ed appare disponibile ad abbassare nel 2007 il costo del denaro.

Se l’evoluzione del quadro appena proposto avrà dimensioni contenute, con molta probabilità si assisterà al proseguimento della crescita in atto, ripetendosi – peraltro – il fenomeno in misura diversificata per aree geografiche, settori economici e singole attività.

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4. PARTECIPAZIONI

4.1. Da San Paolo IMI S.p.A. a Intesa San Paolo S.p.A.

La quota di partecipazione della Fondazione in San Paolo IMI S.p.A. al 31.12.2006 era costituita da n. 25.079.697 azioni ordinarie iscritte in bilancio ad un valore di 284.051.204,00 euro, pari ad una percentuale del 1,30% del capitale sociale della banca.

Tale partecipazione va considerata come un elemento positivo e soddisfacente, alla luce anche della disponibilità di un titolo azionario quotato sul mercato primario.

Il dividendo 2005 incassato nel corso del 2006, è stato pari € 14.295.427,29 (0,57 centesimi di euro per azione detenuta).

* * * * * * * * *

L’assemblea degli Azionisti di San Paolo IMI S.p.A. – alla quale ha partecipato anche il nostro Presidente - riunitasi il giono 1° dicembre scorso in seduta straordinaria, ha approvato a maggioranza il progetto di fusione per incorporazione di San Paolo IMI S.p.A. in Banca Intesa S.p.A., società con sede in Milano, piazza Paolo Ferrari n. 10.

Il rapporto di concambio è stato pari a 3,115 azioni ordinarie da nominali euro 0,52 della società incorporante per ogni azione ordinaria o privilegiata della società incorporanda da nominali euro 2,88 - senza conguagli in denaro - con assegnazione agli azionisti della società incorporanda – in concambio e sostituzione delle azioni ordinarie e privilegiate dagli stessi possedute – di massime n. 5.841.113.544 azioni ordinarie della società incorporante aventi godimento regolare.

A seguito della fusione, la società incorporanda ha modificato la propria denominazione in Intesa SanPaolo S.p.A., ha trasferito la propria sede legale a Torino, ed ha adottato un sistema di amministrazione e controllo dualistico ed un nuovo statuto sociale.

I principali azionisti del nuovo gruppo risultano essere: Credit Agricole S.A. 9,06%, Compagnia di San Paolo 6,99%, Gruppo Generali 5,05%, Fondazione Cariplo 4,68%, Banco Santander Central Hispano 4,15%, Gruppo Lombardo 3,67%, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo 3,59%, Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna 2,73%, Giovanni Agnelli & C. 2,45% e Fondazione Cariparma 2,20%.

La nostra Fondazione partecipa alla nuova banca con una quota pari a circa lo 0,60% e con un numero di azioni pari a 78.123.256.



Il Gruppo risultante dalla fusione si colloca tra i leader del sistema bancario europeo e si pone in grado di competere nel settore dei servizi finanziari a livello sovranazionale, tramite un rafforzamento di natura domestica che presenta caratteristiche uniche.

Il nuovo Gruppo, già prima delle sinergie, si inserisce tra i primissimi gruppi bancari dell’Eurozone con una capitalizzazione di mercato di oltre 65 miliardi di euro ed è leader indiscusso in Italia con oltre 13 milioni di clienti e con una quota di mercato mediamente nell’ordine del 20% in tutti i segmenti di attività: retail, corporate e di wealth management, in linea con i livelli delle banche leader dei principali Paesi europei.

La rete di oltre 6.000 sportelli del nuovo Gruppo si presenta capillare e ben distribuita su tutto il territorio, con quote di mercato superiori al 15% in 15 regioni e inferiori al 5% in sole 7 province.

La razionalizzazione della presenza territoriale potrà tuttavia comportare una riduzione fino a circa il 10% degli sportelli complessivi.

Presenza leader in tutte le regioni d’Italia, dunque, con le seguenti quote di mercato degli sportelli:
  • Nord Ovest: 23,60% ;
  • Nord Est: 19,00% ;
  • Centro: 13,90% ;
  • Sud e Isole: 20,20% ;

  • Totale Italia: 19,50%.
Oltre il 60% degli sportelli del Nord del Paese.

Il nuovo Gruppo riveste anche una presenza di rilievo in Europa Centro Orientale, tramite la rete di circa 1.400 sportelli e 6 milioni di clienti (tenendo conto delle acquisizioni in corso) delle banche operanti nel retail e commercial banking. Si rafforza inoltre la rete internazionale specializzata nel supporto alla clientela corporate, che presidia oltre 30 Paesi, in particolare il bacino del Mediterraneo e le aree in cui si registra il maggior dinamismo delle imprese italiane, come Stati Uniti, Russia, Cina ed India.

Per quanto riguarda la nostra realtà, questo progetto di fusione comporta principalmente:
  • il riconoscimento a Friulcassa S.p.A. – Cassa di Risparmio Regionale del ruolo di unica banca del nuovo Gruppo a livello regionale, con significativi spazi di autonomia gestionale;
  • un notevole rafforzamento dello stato patrimoniale della Fondazione.


Legenda:

31-dic-05 11,326 31-mag-06 13,90  31-dic-06
 17,624

31-gen-06 13,39 30-giu-06 13,80
28-feb-06 14,995 31-lug-06 13,98
31-mar-06 14,795 31-ago-06 16,39
30-apr-06 14,892 30-nov-06 16,75

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4.2. Cassa Depositi e Prestiti S.p.A.

La partecipazione che la Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone detiene in Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. è costituita da n. 800.000 azioni privilegiate corrispondenti ad un valore nominale di 8.000.000,00 euro, pari ad una percentuale dello 0,229% del capitale sociale della Cassa stessa.

Si ricorda che le fondazioni partecipanti all’aumento di capitale della Cassa hanno ottenuto garanzie circa la redditività della partecipazione e la sua liquidabilità: la prima è rappresentata dal fatto di ottenere un rendimento adeguato all’investimento, che non dovrà essere inferiore al tasso di inflazione in aggiunta ad un tasso pari al 3%. La liquidabilità è garantita dal fatto che l’eventuale recesso dovrà essere accompagnato dalla restituzione del capitale versato maggiorato dell’inflazione maturata nel periodo.

L’Assemblea ordinaria degli azionisti della Cassa, riunitasi il mese di maggio 2006, ha approvato la proposta di distribuzione di un dividendo commisurato al 22,68% del capitale investito.

La Fondazione CRUP, pertanto, ha registrato un introito pari a 1.828.800,00 euro, anziché i 400.000 euro previsti.

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4.3. Sinloc – Sistema Iniziative Locali S.p.A.

Sinloc – Sistema Iniziative Locali S.p.A. è una società finanziaria del Gruppo San Paolo di partecipazione e di consulenza al servizio delle Amministrazioni locali per la valutazione economico-finanziaria di progetti di investimento finalizzati allo sviluppo del territorio di competenza.

Predispone studi di fattibilità su progetti a favore della collettività, ma si propone anche come advisor e/o arranger per aggregare su un progetto investitori/gestori con professionalità complementari e, infine, può svolgere la funzione di equity investor nella strutturazione finanziaria dei progetti.

Grazie all’intensificazione della collaborazione con i propri azionisti ed al potenziamento dei contatti con primarie istituzioni accademiche, Sinloc S.p.A. intende divenire un “centro di eccellenza” per lo sviluppo del Partenariato Pubblico Privato in Italia.

Gli azionisti della società sono: fondazioni, Cassa Depositi e Prestiti e Caisse des Dépots et Consignations.

La nostra Fondazione aveva manifestato l’interesse ad acquisire una quota del capitale della società in parola, sulla base della stessa valutazione e dello stesso prezzo riservati nelle ultime acquisizioni operate dalle Fondazioni di Bologna e Padova e Rovigo.

Il Consiglio di Amministrazione, infine si è determinato per la sottoscrizione di una quota pari al 10% del capitale della società, sottolineando – in particolare – l’utilità della diversificazione degli investimenti tra settori e soggetti di appartenenza, nonché dell’investimento di una parte del proprio patrimonio finanziario a supporto di progetti finalizzati allo sviluppo del territorio friulano.

Pertanto la nostra Fondazione con la fine dello scorso anno è entrata a far parte della compagine societaria di Sinloc S.p.A. con una partecipazione pari al 10% del suo capitale sociale - corrispondente a n. 511.000 azioni, per un investimento di circa 5 milioni di euro - rilevando dalla Cassa Depositi e Prestiti l’8,15% (pari a n. 416.273 per un controvalore di circa 4 milioni di euro) e da Fin.Opi l’1,85% (pari a n. 94.727 azioni per un controvalore di circa 1 milione di euro).

In seguito all’operazione sopra descritta, il capitale sociale di Sinloc S.p.A., che ammonta ad € 26,367 milioni, risulta composto come di seguito indicato: Compagnia di San Paolo (20%), Cassa Depositi e Prestiti (12%), Fin.Opi (10%), Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna (10%), Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo (10%), Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone (10%), Caisse des Dépots et Consignations (10%), Banca Opi (8%), Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia (5%) e Fondazione Cassa di Risparmio di Forlì (5%).



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